In Amazzonia da 37 anni
Cari amici, sto completando il 37° anno di presenza in Amazzonia, ma a me sembra di aver lasciato la Bergamasca ieri. Tra l'altro, se parlo con me stesso, uso sempre la nostra bella lingua per non dimenticare e restare... allenato.
Una chiesa vicina al popolo
Qui si vive il clima delle comunità, anzi delle comunità ecclesiali di base. Qualcuno dice che la "teologia della liberazione" sia passata di moda. Ma non è così. Non c'è più quell'euforia di trent'anni fa, ma la sostanza c'è ancora. Soprattutto non manca lo spirito nuovo che ha portato quella teologia. Abbiamo messo il popolo povero al centro dei nostri interessi, stimolando il processo di liberazione dalla povertà e dalla sudditanza.
L'abbiamo fatto, cercando di costruire una chiesa di Cristo più vicina al popolo, più povera e con il minimo di strutture. Andando nelle nostre comunità della foresta, noi missionari avvertiamo quanto profonda sia stata la conversione e il rinnovamento, pur tra numerose difficoltà e contraddizioni. È bello stare tra il popolo semplice, povero e umile che frequentiamo, e condividere la vita semplice della gente.
"Così vogliamo i missionari"
Veramente il regno di Dio è dei poveri! Qui non abbiamo molte strutture all'infuori di modeste cappelle. Il popolo ci vuole bene così. Se dormiamo nell'amaca come loro, se mangiamo la manioca come loro, sono contenti e ci dicono "così vogliamo i nostri missionari!".
È una pena che il vento della modernità tenti di soffiare anche dentro la nostra foresta, stravolgendo millenarie abitudini. Noi siamo qui con loro e per loro; e ci riteniamo fortunati di stare lontani dalle tante diavolerie del mondo d'oggi, con cui non riusciamo più a identificarci.
Ricordiamoci nelle preghiere e restiamo uniti. Grazie.








