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È passato un anno dall'ordinazione presbiterale. Domenica 30 giugno ho celebrato Messa in una comunità di villaggio, sotto grandi alberi. Ogni giorno ringrazio Dio per il dono della fede, per il dono di essere prete, per il dono di esserlo come saveriano, per il dono di trovarmi in Mozambico. Sono i primi passi, i sentieri non sono autostrade, ma si fanno assieme camminando con la gente.

Fin da piccolo, la vita mi ha messo accanto persone che mi hanno testimoniato in maniera coerente e credibile il vangelo di Gesù: i miei genitori e, in particolare, i miei nonni materni mi hanno insegnato la semplicità nello stile di vita, la ricerca dell'essenziale, l'amore per la terra e per i suoi tempi.

In parrocchia, in oratorio e nello scoutismo ho imparato che la fede è un fatto comunitario, che la testimonianza vissuta è la forma più credibile di annuncio, che il cristiano si sporca le mani per lasciare il mondo migliore di come lo trova.

A diciotto anni ho cominciato a prendere in mano la Bibbia. Ogni notte prima di addormentarmi ne leggevo qualche versetto. Il discorso della montagna fu il primo amore: mi affascinava Gesù, il suo modo di entrare in relazione con la gente, di stare dalla parte degli ultimi. All'inizio ero io a prendere in mano la Parola. Poi è stata la Parola a prendere per mano me.

Gli anni dell'università sono stati belli e pieni di forte impegno sociale. È allora che ho deciso di partire per il Brasile con il centro missionario di Reggio Emilia, città dove studiavo. A quel viaggio ne sono seguiti altri due. Poco alla volta stavo comprendendo che la sete di giustizia e l'amore per il povero sono un ideale politico, ma più in fondo c'è l'identificazione del volto di Gesù. Capivo che ci poteva stare un progetto sul quale si giocava la scelta di tutta una vita.

Nel 2004 ho cominciato il cammino di formazione nei saveriani, a Desio; nel 2006 ero ad Ancona per il noviziato, dove due anni dopo ho emesso la prima professione dei voti religiosi. Ho poi terminato gli anni di formazione nello studentato teologico internazionale di Parma: circa venti confratelli provenienti da sette paesi diversi del pianeta. È il sogno di san Guido Conforti: una famiglia missionaria per il mondo.



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