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Era un anno propizio il 1964 con in corso il Concilio Vaticano II, avviato da papa Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 e continuato da Paolo VI. C’era molto entusiasmo per il rinnovamento liturgico e, dopo la Costituzione Apostolica approvata nel dicembre 1963, erano in atto le prime riforme per una maggior comunione e partecipazione con l’uso delle lingue locali.

pr 2021 Volpini Dante 03Il Concilio stava facendo uscire la Chiesa dal torpore e dall’arroccamento su sé stessa, verso speranze di un futuro migliore, fondate sul coinvolgimento di ciascuno e di tutti nella testimonianza della fede e nella costruzione della società. Era una nuova Pentecoste, un evento di luce e di conversione come il concilio di Gerusalemme per i primi cristiani. Era un Concilio pastorale più che dottrinale, un aggiornamento più che una riforma, un balzo in avanti nel dialogo tra Chiesa, Vangelo inculturato e società contemporanea. In questo clima di rinnovamento nello Spirito e di entusiasmo, si facevano spazio le nuove formulazioni: la Chiesa come popolo di Dio, la Parola di Dio accessibile a tutti, la liturgia come azione di Cristo con la comunione e partecipazione della comunità, la morale vista come dialogo con il mondo e a servizio del prossimo.

Anche le missioni non erano più solo luoghi di aiuto, ma di dialogo reciproco con acculturazione e inculturazione, con popoli partecipanti all’evangelizzazione sempre più protagonisti grazie alla forza dello Spirito Santo. Era una visione più aperta e vicina al Vangelo di Gesù e alla Chiesa dei primi tempi, con nuova vitalità e nuovi ministeri. I professori di Teologia ci facevano vibrare, commentando i rinnovamenti in campo liturgico, ecclesiastico, biblico e morale, mostrando nuova comunione e partecipazione del popolo di Dio e dei laici, con maggior spazio alla Parola di Dio, nel rinnovato dialogo tra Chiesa e mondo contemporaneo.

La nostra classe del 4° anno di Teologia era mista. Alcuni venivano dalla “gavetta” delle Scuole Apostoliche, altri dalle vocazioni adulte, altri ancora dai seminari diocesani maggiori. Eravamo 25 teologi e ci eravamo chiamati “Anawim”, i poveri di Jahvè. In agosto avevamo fatto il mese di Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio con il gesuita p. Battaglieri vicino a Torino e il 27 settembre avevamo ricevuto il Diaconato. Il Superiore Generale, p. Giovanni Castelli, e il rettore p. Dante Mainini ci avevano ammessi all’ordinazione. P. Franco Sottocornola aveva preparato il Rito. L’ordinazione presbiterale era a Parma, nella chiesa della Casa Madre, il 25 ottobre 1964, allora anche Giornata missionaria mondiale. Celebrava l’Arcivescovo mons. Pietro Sigismondi, segretario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide.

Eravamo 25 presbiteri saveriani (altri tre erano stati ordinati durante l’anno per un totale di 28). La domenica successiva ognuno ha celebrato la Prima Messa solenne nella propria città di origine. Ritornati a Parma, ogni giorno celebravamo le Messe separate negli altarini dei matronei. Pochi giorni dopo un altro evento speciale, tanto desiderato da p. Franco Sottocornola: nel presbiterio della Casa Madre abbiamo fatto la “prima concelebrazione” presieduta dal Rettore p. Dante Mainini. Poi, abbiamo scritto alla Direzione Generale le preferenze per andare in missione. Abbiamo continuato il 4° anno di Teologia e prima della fine sono arrivate le destinazioni. Alcuni sono rimasti nelle comunità saveriane d’Italia, ma la maggior parte di noi già nel 1965 è partito per le missioni.

Sono passati 60 anni! Abbiamo vissuto e realizzato numerose attività, frutto del ministero sacerdotale e missionario a servizio dei Saveriani, della Chiesa e delle missioni. Abbiamo ricordato quel giorno domenica 8 settembre con chi è riuscito a raggiungere Parma. Negli anni, il Signore ha chiamato a sé dieci di noi. Erano presenti anche altri confratelli, i Laici, il GAMS, il coro missionario e molti amici. Abbiamo ringraziato il Signore per tutte le grazie ottenute, abbiamo pregato per i nostri compagni di ordinazione defunti, per quelli ammalati e per quelli che non sono riusciti a venire, per le Saveriane e per i laici che hanno collaborato con noi. Una preghiera è stata rivolta a papa Francesco, arrivato da lontano per dare continuità al Concilio Vaticano II e per rendere tutta la Chiesa missionaria.



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