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Nella bella cornice di S. Cristo è stato consegnato il Nobel missionario per eccellenza, quello dell’Associazione Cuore Amico. I premiati 2025 sono stati Natalina Isella (una vita in Congo RD con i bambini accusati di stregoneria e vittime di superstizione), Francesco Cosmi (in Bolivia per combattere malattie e povertà del popolo Guaranì) e il Saveriano p. Luigi Paggi (in Bangladesh con i ‘fuori casta’). A suor Maria Américo Rolim (figlia di Maria Ausiliatrice a Recife in Brasile) è stato consegnato il Premio dell’Associazione Carlo Marchini Onlus.
P. Paggi ci ha lasciato queste righe per commentare il riconoscimento ricevuto a Brescia sabato 18 ottobre. Era accompagnato da tre giovani bengalesi: Krishnapada Munda Direttore SAMS, Ram Proshad (responsabile del Doctor Marco Memorial Dispensary) e Rimon Gain (Direttore Christian Service for Social Development).

“Torno a S. Cristo dopo che ero stato qui nel 2011. Già allora c’era con me Krishnapada Munda, il primo della sua tribù a laurearsi e a viaggiare all’estero… Non mi sarei mai aspettato di essere un candidato al Premio Nobel per la Missione, encomiabile iniziativa che Cuore Amico porta avanti da ormai 35 anni. Sospetto che la mia fortuna sia stata quella di essere stato compagno di scuola di p. Mario Menin, Direttore di “Missione Oggi”… Ringrazio il presidente don Flavio Dalla Vecchia, il direttore don Flavio Saleri e tutto il Consiglio Direttivo per aver accettato la candidatura, sia i benefattori per il supporto finanziario. Ringrazio anche Diego Piovani, direttore di “Missionari Saveriani”, per aver tante volte dato visibilità alla mia one-man mission.

Mi è stato detto che questo premio è legato ai due capitoli dei miei cinquant’anni di missione in Bangladesh. Due periodi distinti, ma uniti da una sola, inesorabile ricerca: quella della dignità umana. Il primo si riferisce a Chuknagar tra i Rishi, fuori casta, noti anche come intoccabili o paria, che oggi in tutto il Subcontinente Indiano sono chiamati Dalit, un termine traducibile come oppresso, schiacciato sotto i piedi, umiliato e offeso nella sua dignità umana. Il secondo periodo, tuttora in corso, mi vede a Ishwaripur tra i Munda, piccola tribù dislocata ai margini della foresta del Bengala.

Nei 25 anni trascorsi tra i Dalit la mia principale occupazione è stata insegnare ai bambini e alle bambine a leggere e scrivere. Dall’alfabetizzazione si è passati poi ad un lavoro di coscientizzazione sulle cause principali della loro situazione di oppressione, sfruttamento e umiliazione… di cui la religione Indhu è responsabile da millenni. I nostri studenti, ormai baldi giovanotti, sono stati incoraggiati a ribellarsi alle umilianti discriminazioni sociali nei loro confronti e a lottare per i loro diritti negati dalla società anche se garantiti dalla Costituzione del Bangladesh e quindi, in teoria, dal Governo.
Oltre a Gesù ci è stato di ispirazione il dottor Ambedkar, lui stesso un fuoricasta e autore della Costituzione dell’India. È un personaggio antagonista di Gandhi e completamente sconosciuto in Italia ma che meriterebbe di essere studiato.

La seconda fase della mia attività missionaria inizia quando alcuni fratelli islamici ci fanno scoprire la piccola tribù dei Munda, nel Sud Ovest del Bangladesh, abbandonata dal governo e dalla società. Gli antenati di questa piccola tribù hanno disboscato ettari di foresta per estrarne terreno coltivabile, lottando contro animali feroci. Come ricompensa, sono stati privati della terra data loro per la sopravvivenza dal Governo Inglese. Inoltre, la tribù è stata marchiata come selvaggia e incivile, indegna di fare parte del consesso sociale… 

Abbiamo notato che il numero delle femmine era inferiore a quello dei maschi… cosa piuttosto insolita. Cercando le cause di questa discrepanza ci è stato detto che molte donne della tribù non sopravvivevano al primo parto e spesso “gli spiriti” si portavano via i loro primogeniti. Tutto questo a causa dei matrimoni forzati e prematuri voluti e incoraggiati dalla tradizione della tribù. Abbiamo incoraggiato le ragazzine a ribellarsi ai genitori e, se necessario a fuggire da casa, a rifugiarsi alla missione dove avrebbero trovato un tetto e la possibilità di andare a scuola.

Alcune sono effettivamente fuggite e nel giro di alcuni mesi i locali della missione sono diventati gli alloggi di queste ragazze ‘disubbidienti e ribelli’, sorridenti, gioiose e piene di vita. “Disubbidienza è Vita”, è diventato il nostro motto. Oggi come oggi il problema dei matrimoni precoci nell’ambito della tribù Munda può essere considerato significativamente ridotto. Pur mantenendo l’attenzione alla scolarizzazione ed allo sviluppo sociale, negli ultimi anni abbiamo portato avanti un progetto per la realizzazione di casette moderne anti alluvione e anticiclone. Oltre 50 sono già state realizzate ed altrettante sono previste. Questo impegno mi è valso l’affettuoso appellativo di… palazzinaro!”.



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