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Il "parco della mondialità" a Gallico

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Il giovane Jamal e il missionario

Manuela, del liceo scientifico "L. Da Vinci", con questo racconto ha vinto il premio "Angeli da scoprire", del Progetto R.O.A.D.

Il ragazzo leggeva e rileggeva alcuni versi scolpiti su una fredda lastra di pietra, vicino all’ingresso del parco, di fronte a un grande piazzale che si estende davanti al santuario della Madonna delle grazie: "Mondialità è uscire dal chiuso dell’io per ritrovarsi in Dio, amore per tutto l’uomo, per tutti gli uomini, per tutti i viventi, per tutte le cose" (p. Aurelio Cannizzaro).

Un invito inatteso

Il ragazzo non comprendeva il significato di quelle parole. Una sola cosa, in quella fredda mattina d’inverno, gli era chiara: non aveva mai incontrato nessuno che avesse superato i confini del proprio io... Nessuno che avesse saputo spiegargli perché gli uomini sono emarginati dai propri simili. Si sentiva tanto lontano da quel Dio in cui spesso aveva confidato, ma che gli era sembrato sempre sordo davanti a ogni sua richiesta d’aiuto.

Intanto i morsi della fame si facevano sentire e il freddo era sempre più pungente. I suoi pensieri, ad un tratto, furono interrotti da una voce: "Hai fame?". Un uomo sulla quarantina, robusto, con i capelli castani, stava in piedi sulle scale della chiesa. "Non avere paura, vieni! Sono padre Nicola. Tu come ti chiami?". Il ragazzo non sapeva cosa dire, cosa fare: degli uomini aveva smesso di fidarsi da tempo. Ma quell’uomo non gli sembrava uguale agli altri e qualcosa lo spinse a rispondere: "Sono Jamal". "Che fai lì? Fa freddo! Vieni, mangiamo qualcosa".

La passeggiata nel parco

Sì, quell’uomo non era uguale a tutti gli altri, era gentile e sorridente. Dopo aver pranzato insieme, Nicola aveva proposto al ragazzo di fare una passeggiata, di andare a visitare con lui un posto speciale.

"Ho visto che prima stavi leggendo questa scritta. Sono parole di p. Aurelio Cannizzaro, un uomo molto saggio, pieno di vita, d’amore, di Dio! Ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare le popolazioni meno fortunate, dove la fame e la miseria provocano molte vittime. Quest’uomo è uno dei miei punti di riferimento. Io sono un missionario, come era lui. Prima di morire ha compiuto l’ultima delle sue opere: il parco della mondialità. Facciamo un giro!"

Penso che questo sia il posto più bello che si trovi a Gallico. Il parco rappresenta una ricchezza per questo paese. Su quasi tre ettari di superficie accidentata, ottenuti redimendo il greto di una fiumara morta che era pubblica discarica, il parco della mondialità è stato portato alla luce più di trent’anni fa, con tanta forza di volontà. "Vedi questo mosaico? Raffigura il mondo. È da qui che parte il concetto di mondialità. È qui che tutti possono essere vicini. Dai un’occhiata lì: giostre, campi da calcio e poi, guarda il viale! È la Via Crucis".

Una forte gioia nel cuore

Tappa per tappa, p. Nicola raccontava a Jamal la vita di Cristo e la grandezza di Dio. Il ragazzo cominciava a guardarsi attorno con occhi persi, senza paura. Il Calvario compariva dietro un grande salice e sulla sommità della roccia apparivano tre croci. Jamal poteva finalmente vedere in quella statua centrale tutta la sofferenza di quell’Uomo che non aveva avuto paura di amare e negli occhi della Madre, in ginocchio di fronte al Figlio crocifisso, l’angoscia di quel momento.

"Respira profondamente, ragazzo! Guardati attorno: questo posto è tuo e di tutte le altre persone che riescono a superare l’egoismo, il male, l’ignoranza e trovano la forza di amare Dio e gli uomini! Voglio che ricordi alcune parole pronunciate da Umberto di Savoia a p. Aurelio: "Beati voi che vi siete attaccati a un Re che non tramonta".

Il sole scompariva dietro le fronde e Jamal percorreva la via del ritorno con una forte, inspiegabile, gioia nel cuore.



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