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Le preoccupazioni pastorali per il gregge della diocesi di Parma non distolsero il vescovo Conforti dalla solidarietà pastorale per le diocesi e le chiese missionarie di tutto il mondo.

Ad appena 29 anni di età, egli ha l’audacia di informare il cardinale Ledochoski del suo disegno di realizzare il seminario per le missioni, e chiede la sua benedizione. La lettera di risposta gli arrivò a Parma il 25 aprile del 1894. Il 3 dicembre 1895, festa di san Francesco Saverio, è ricordato come la data ufficiale di fondazione della sua famiglia missionaria. Da quel momento si moltiplicano anche gli appelli ai giovani perché si uniscano agli araldi del vangelo.

Cina, sogno e previsione

Per Conforti la Cina è la missione dell'annuncio alle genti. Il vescovo di Parma decide di andare di persona a trovare i suoi missionari e a incontrare il popolo che loro stanno evangelizzando. Parte via mare da Marsiglia il 21 settembre del 1928 e torna in treno, attraverso le steppe nevose della Siberia, il 28 dicembre dello stesso anno.

La gente lo accoglie in Cina come il Grande Padre. I nuovi convertiti si sentono immediatamente suoi figli e lui comprende - con l'intuito del padre, del pastore e dell'appassionato della "mondialità" - che questa popolazione immensa un giorno diventerà cristiana e, per la sua grande cultura e industriosità, sorpasserà tutte le altre nazioni del mondo.

Il missionario è la “lettera di Dio”

Mons. Conforti torna in Italia con una visione nuova della missione della chiesa. L'ammirazione per la Cina e per i cinesi è immensa. Dal suo vocabolario pastorale egli cancella decisamente molti termini, stereotipi e pregiudizi, allora in voga nei paesi colonizzatori. "Per fare del mondo una sola famiglia", come si diceva fin dagli albori nel suo istituto, occorre prima di tutto portare rispetto alle culture, alle tradizioni e alle religioni dei popoli da evangelizzare.

Il missionario deve essere solo la lettera di Dio ai figli che non lo hanno ancora incontrato e conosciuto.

Dal suo ardito progetto, Conforti non esclude l'invio dei suoi missionari "fino agli estremi confini del mondo". Ma ne ha ancora pochi e deve inviarli prima di tutto nella Cina sognata da san Francesco Saverio.

La Cina e il mondo intero

I figli del Conforti accettano di percorrere rotte a loro ignote verso le Americhe dove papa Pio XII aveva voluto destinare il drappello dei saveriani espulsi dalla Cina (1952). Dal cielo se ne sarà fatta una ragione anche san Guido Conforti, che ha meritato la gloria del Bernini grazie a due miracoli avvenuti in Burundi e in Brasile.

Il Conforti, proclamato santo della chiesa universale, benedice tutte le missioni dove lui non ha potuto inviare i suoi missionari. I rappresentanti delle nazioni dove oggi lavorano i saveriani erano presenti in piazza San Pietro l'11 ottobre 2011, giornata missionaria mondiale.

Doni scambiati tra fratelli

Varie migliaia di persone hanno partecipato alla canonizzazione del Conforti: gli scozzesi con le cornamuse, gli indonesiani con i batik fantasiosi e il gamelang, i messicani con il copricapo di piume multicolori, i mentawaiani con i caratteristici costumi tradizionali, i giapponesi con le acconciature rituali e il kimono, e infine i gruppi provenienti dall'Africa con le danze cadenzate dai tamburi e dalle nacchere tradizionali.

L'interesse per tutti i popoli e per tutte le culture di questo mondo, ci insegna il santo vescovo di Parma Guido Conforti, deve essere preminente nei vescovi, “...consacrati per la sollecitudine verso tutte le chiese", come è scritto nella formula del concilio Vaticano II, affinché oltre agli scambi materiali e culturali tra i popoli, anche i beni morali e spirituali promossi dal vangelo possano svilupparsi nell'armonia dei doni scambiati tra fratelli.



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