Il nostro abbraccio alla famiglia siriana
Emozione, curiosità sono solo alcune delle sensazioni che ci sentiamo nel cuore prima di incontrare la famiglia siriana ospite a Buttrio. Accompagnati da p. Andrea Gamba e da Malika, la nostra interprete, arrivano sorridenti, forse un po’ intimoriti perché siamo in tanti, e si presentano.
Ognuno di loro apre un foglietto e legge in italiano quello che hanno imparato in pochi giorni: il proprio nome. Sia i genitori, sia i ragazzi ringraziano per essere stati accolti e cercano con gli occhi l’approvazione di chi li aveva aiutati a presentarsi nella nostra lingua. Parte un lungo e spontaneo applauso che scioglie anche la nostra emozione! Poi, iniziano a raccontare qualcosa della loro storia. Sotto i nostri occhi passano immagini di guerra, disperazione, fuga, così attuali anche in queste settimane.
Mentre Khaldoun racconta, immagino le paure, la vita in fuga e poi gli stenti patiti e chissà cos'altro… Guardo gli occhi dei suoi ragazzi, Nikoula e Bhsara, e mi si stringe il cuore a pensare cos’hanno visto. Penso che, come loro, altre migliaia di piccoli bambini sfortunati, per la follia degli adulti in tutto il mondo subiscono questi patimenti. Poi, guardo il volto di Dalea e da mamma provo a immaginare le sue paure e la sua grande forza per proteggere i figli.
Sono felice che, per scelta condivisa, la nostra comunità sia riuscita a impegnarsi e ad aggiungere una piccola goccia al grande mare della solidarietà, facendo arrivare qui queste persone, grazie anche alla spinta che i saveriani ci hanno dato.
Molte persone si sono prodigate e mobilitate in tutte le direzioni al fine di costruire un’accoglienza partecipe. Dobbiamo ringraziare in primis l’amministrazione comunale di Buttrio, che ha spalancato le porte a questo progetto. Grazie a chi si rende disponibile nell’aiutarli nella vita di ogni giorno e nell'insegnamento dell’italiano. Grazie a chi li sostiene economicamente, grazie a chi partecipa anche con la preghiera. L’auspicio è che il progetto Seminiamore sia di esempio e rappresenti con fatti concreti “Ero straniero…”.







