Il Natale della geisha giapponese
Il Natale di questo racconto è del lontano 1979, quando ero missionario a Kanoya, una città meridionale del Giappone, con una popolazione di circa 200mila abitanti, di cui 200 cattolici e altrettanti protestanti: un battezzato su mille, poco meno della media nazionale.
Il popolo giapponese può essere immaginato come un alveare umano. La sua arnia è situata sulle isole del Sol Levante, ma come l'ape, ama volare ovunque ci sia un fiore dischiuso e posarsi ad assorbirne il nettare. Tornato in patria, ama elaborare quanto ha raccolto, rifinendolo con i tocchi della propria cultura. In questo modo essi tendono a rimanere i giapponesi di sempre.
Il “pre-annuncio”
Quasi tutti conoscono la bibbia e la chiesa; molti chiedono anche di celebrare il matrimonio nella chiesa cattolica, benché non siano battezzati né catecumeni. I vescovi giapponesi incoraggiano ad accogliere queste richieste come pre-annuncio al vangelo. La mia presenza in Giappone è stata costellata di matrimoni fra non battezzati, celebrati con cura nella chiesa cattolica. In seguito, alcuni di loro hanno chiesto il battesimo.
L'episodio natalizio che sto per raccontare è avvenuto in questo cammino di pre-annuncio al vangelo, ed è maturato in vangelo compiuto.
Un comune giorno feriale
Il 25 dicembre in Giappone è giorno feriale; le attività lavorative continuano con il furore di sempre. Le scuole sono già nella vacanza invernale, ma non sono chiuse: si svolgono tante iniziative che non sono possibili durante l'attività scolastica.
Tutto continua come sempre, tuttavia all'avvicinarsi del Natale i negozi, i ristoranti, le sale di divertimento esplodono nel furore promozionale. Sugli spot commerciali luccicano cascate di piccole lampadine con l’augurio “Merry Christmas”. La musica di Jingle Bells e dei canti natalizi va avanti ininterrottamente.
Io, missionario, cavalcando questo furore natalizio importato dall'occidente, mi davo da fare in tutti i modi per invitare chi incontravo a venire alla festa del Natale nella missione cattolica, reclamando che solo lì avrebbero potuto conoscere “il vero Natale”. Avevo dato l’invito anche a un gruppo di signorine vestite in sgargianti kimono. “Arigato!”, mi dissero con un pallido sorriso.
La notte santa
24 dicembre sera. I cristiani, senza far ritorno a casa, salivano alla missione portandosi gli abiti da festa per il ricambio con quelli da lavoro che indossavano. Per tutti era preparata la cena comunitaria. Nel frattempo, in confessionale io accoglievo coloro che chiedevano la grazia del perdono.
“Padre, è arrivata una signora che l'attende”. Interrompo le confessioni ed esco. Ad attendermi in taxi un’elegante signora, vestita in kimono variopinto. “Signore, ho accettato l'invito di venire alla sua festa di Natale. Finita la sua festa, la invito a venire con me dove balleremo tutta la notte. Ho un biglietto anche per lei…”. I cristiani osservavano la scena perplessi. Poi una donna si accosta e mi bisbiglia: “È una geisha. Non ci vada!”.
Invito l'inaspettata artista del ricevimento - questo è il significato letterale di geisha - nella saletta della missione. Ascolto il dolore che nasconde sotto quegli abiti sgargianti e la invito a rimanere con noi, a pregare e a cantare gli inni del Natale. La suora, seduta accanto, le spiega i vari momenti del rito.
La festa è “compiuta”
La domenica seguente l'artista del ricevimento torna alla Messa. Veste ancora il kimono. Ritorna più volte e alla fine comincia a venire in abiti da lavoro. Due anni dopo riceve il battesimo con il nome di Maria Maddalena. La festa del Natale era compiuta. Da qui in avanti i suoi frutti.
L'artista del ricevimento ha accolto il Signore Gesù con sincero affetto e pudore. In seguito, si è sposata con il direttore dell’ufficio postale di Kanoya, ma l’uomo non ha mai accettato i miei inviti a condividere la fede cristiana.
Nel 1982 il superiore mi chiede di tornare in Italia per altri impegni. Prima di partire, ricevo una telefonata dall'artista del ricevimento: “Mio marito è morto. Prima di morire mi ha detto che crede tutto ciò che io credo. L'ho battezzato io stessa”.
Merry Christmas! Un santo Natale nel perdono rigeneratore di Cristo.







