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Domenica 26 ottobre i saveriani di Vicenza commemorano il servo di Dio p. Pietro Uccelli, morto il 29 ottobre 1954. Mons. Ruaro, parroco di S. Marco a Vicenza, ci parla di questo grande missionario, in attesa di canonizzazione.

Per iniziare un processo di beatificazione la chiesa domanda di verificare prima che il candidato goda fama di santità, cioè che il popolo cristiano abbia già emesso un giudizio di santità nei suoi confronti. Questa regola contiene un'importante verità, perché conferma che il popolo cristiano è guidato dallo Spirito Santo e non sbaglia in tema di fede. Ebbene: assai prima che iniziasse il processo diocesano sulla vita e le virtù di p. Pietro Uccelli, il popolo cristiano lo ha considerato un santo.

Già santo per tutti

Come giudice istruttore, ho interrogato decine e decine di testimoni: religiosi, sacerdoti diocesani e tanti laici. Nessuno di loro ha avanzato il minimo dubbio sulla santità di padre Uccelli; tutti si sono dichiarati sicuri delle sue virtù eroiche e tutti hanno raccontato qualche episodio che metteva in luce la sua fede e la sua carità. L'immagine che più ritorna nel racconto dei testimoni è quella di un piccolo prete in tonaca, che corre in bicicletta da un angolo all'altro della città.

Pensavo di aver interrogato tutti coloro che avevano qualcosa di importante da dire su p. Uccelli; ma in seguito, divenuto parroco, ho conosciuto tante altre persone, che avevano nuovi episodi edificanti da raccontare. Avrei potuto riaprire il processo, se non fosse che i fatti raccolti avevano già riempito tre grossi volumi di verbali.

Pregava e... otteneva

In padre Pietro la gente aveva scoperto un uomo di fede: un uomo che aveva incontrato Gesù Cristo e aveva stabilito con Lui un rapporto speciale. Mediante la fede, p. Pietro vedeva quello che noi comuni cristiani non riusciamo a vedere; capiva quello che noi non riusciamo a capire. Per questo, la gente ricorreva a lui, per chiedere un giudizio e un consiglio su questioni difficili, per avere la sua preghiera e la sua benedizione in situazioni di malattia o di particolare necessità.

Il missionario accoglieva tutti e ascoltava con pazienza. Ma sapeva anche rimproverare e stimolare, quando vedeva che la situazione non poteva risolversi senza un atto di conversione. Egli soprattutto invitava a pregare e pregava egli stesso. E... otteneva la grazia.

La devozione per san Giuseppe

Quando p. Uccelli pregava, spesso accadeva qualcosa. Talvolta erano piccole grazie: un miglioramento nel decorso della malattia, una riconciliazione, il ritrovamento di un oggetto smarrito. Altre volte erano veri e propri miracoli, che non trovavano una spiegazione ricorrendo al solo gioco delle forze naturali. I fatti prodigiosi accaduti sono molti e alcuni sono stati anche pubblicati.

Padre Pietro non smetteva di ripetere che la grazia ricevuta o la guarigione ottenuta, non erano opera sua, ma del Signore. Spesso egli attribuiva il merito a san Giuseppe. Padre Pietro era molto devoto di questo santo e ricorreva a lui anche per le necessità dell'istituto.

Una cena... miracolosa

Certi fatti hanno dell'incredibile, come quello accaduto una sera all'ora di cena. La suora era preoccupata perché sulle tavole dei ragazzi non c'era nulla da mettere. Si rivolse a p. Pietro che le disse di stare tranquilla, perché non era ancora l'ora di mettersi a tavola. Naturalmente p. Uccelli stava pregando il "suo" san Giuseppe.

Accadde che l'asse di un camion in transito davanti all'istituto si spezzasse e tutto il carico finisse sulla strada: erano formaggi. Molte forme si ruppero e non erano più commerciabili. Il conducente non sapeva cosa farne della merce avariata. Un passante gli indicò l'istituto dei missionari. La cena per quella sera era salva!



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