Il mio cordiale saluto a Salerno
Nella canzone "Qualcosa di ben più grande", che si ispira alla lettera del Conforti ai giovani, c'è una frase significativa: "È una vocazione tanto dura e bella, vale la pena seguirla". In questi ultimi giorni a Salerno, sto sperimentando proprio questi due aspetti della missione: la difficoltà e la sofferenza e, allo stesso tempo, la bellezza e la grandezza di poter continuare la missione iniziata da Cristo.
Perché la missione è dura
Sei anni fa, quando ero ancora in Africa, mi è stato chiesto di mettermi a servizio della famiglia missionaria e di stare alcuni anni in Italia, a Salerno. In questo tempo, vi ho tormentato con il desiderio di tornare in una terra che sento come "casa mia".
Ora andrò in Asia, in Thailandia, e questo mi fa paura, mi mette un po' in crisi, tanto da chiedermi se sarò all'altezza. Ho accettato di andare in Thailandia, ma sono consapevole che per me non sarà una passeggiata: dovrò studiare più lingue e vivere in un luogo che sento molto distante da me.
La missione è dura per me oggi anche per un altro motivo. Sono chiamato a trasmettere un messaggio, un annuncio - quello di Dio - che spesso contrasta con il mio essere. Limiti ed errori rendono più difficile la missione che Dio mi affida ogni giorno. Pensando anche a questi anni vissuti a Salerno, chiedo scusa di non essere sempre stato coerente con ciò che ho annunciato.
Perché la missione è bella
La missione riempie la vita. Tante volte, in questi anni, mi è capitato di confrontarmi con i giovani sul senso della vita, sull'importanza di fare delle scelte che ci diano pienezza. Questa pienezza io l'ho trovata nella missione, nella partenza, nell'accogliere la chiamata di Dio non come un peso, ma come un dono, una grazia, una sfida.
La missione è bella perché ci fa scoprire di più la gioia di essere cristiani. Fin da piccolo mi chiedevo: come fa una persona a desiderare di andare in un posto pieno di mille difficoltà, così diverso dal suo? Stare in Africa è stato per me un motivo di grande gioia; ma lo è stata anche l'esperienza qui a Salerno. Penso alla vostra accoglienza, alla vostra vitalità e alla condivisione di tante esperienze. Il nostro stare insieme, la realizzazione di tante iniziative, lo spirito di famiglia, dove piccoli e grandi, belli e brutti, simpatici e meno simpatici stanno bene insieme, dove c'è lo sforzo di non escludere nessuno. "Fare del mondo una sola famiglia" è un sogno che qui, grazie alla presenza di tutti, è diventato realtà.
Il "grazie" che si moltiplica
Ognuno di voi mi ha dato tanto; ognuno di voi a modo suo mi ha accompagnato durante l'avventura salernitana. Il mio primo grazie va alla famiglia saveriana, di cui faccio parte. La diversità di età e di pensiero non ci ha impedito di fare comunità e di vivere serenamente.
Ringrazio le saveriane, perché in ogni famiglia ci vuole un tocco femminile. La presenza a Cava de' Tirreni e la loro vicinanza, rappresentano tanto per noi saveriani. Ringrazio gli ultimi arrivati della famiglia saveriana: i laici. Siete stati per me una grande scoperta. Ammiro il vostro impegno nelle parrocchie e nelle vostre famiglie, dove cercate di comunicare lo spirito missionario. Grazie a tutti i sacerdoti, ai religiosi e alle religiose. In diversi ambiti, ho avuto modo di confrontarmi, di condividere, di arricchirmi con voi.
Il grazie più grande va ai giovani e giovanissimi. Grazie per esservi fidati di me. Avete aperto il vostro cuore e mi avete comunicato umanità e affetto. È il tesoro più grande che porto con me: le vostre vite, le vostre sfide, i vostri sogni e la vostra energia. Continuate il cammino di fede nelle parrocchie, continuate ad arricchirvi con il cammino missionario in compagnia dei saveriani, e credete sempre di più in voi.







