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Ogni ottobre, la Chiesa porta la sua attenzione su ciò che la caratterizza: la missione. Questo è il compito che Gesù ha affidato ai suoi discepoli dopo la sua morte e risurrezione, mentre tornava al Padre: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt, 28, 19-20).

Nel marzo 2022, rinnovando l’organizzazione della Curia Romana con la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, il compianto Papa Francesco, all’articolo 54 stabiliva: “Il Dicastero per l’Evangelizzazione è presieduto direttamente dal Romano Pontefice; ciascuna delle due Sezioni è retta in suo nome e per sua autorità da un Pro-Prefetto”. Avendo riservato per sé l’incarico di presidente del Dicastero, il Papa ci aiuta a comprendere che è lui il primo incaricato della missione e che la missione non è uno dei diversi ambiti della vita e del servizio della Chiesa, ma il primo ed essenziale: la Chiesa esiste per la missione di annunciare al mondo il Vangelo e per costruire intorno ad esso una nuova umanità.

In questo Anno Santo, Giubileo della Speranza, il Messaggio per la Giornata missionaria mondiale ci invita ad essere missionari di speranza tra le genti: sulle orme di Cristo, la vocazione fondamentale dei discepoli è quella di essere, messaggeri e costruttori della speranza. Sulle orme di Cristo nostra speranza, venuto a inaugurare “l’anno di grazia del Signore” (Luca 4, 19), attraverso i suoi discepoli, egli si china ancora oggi su ogni persona povera, afflitta, disperata e oppressa dal male, per versare “sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza”. La Chiesa porta avanti questa missione, offrendo la vita per tutti; costantemente spinta dall’amore di Cristo, e unita a Lui, raccoglie il grido dell’umanità e il gemito di ogni creatura che attende la redenzione definitiva. Come ogni discepolo, anche noi siamo chiamati a metterci sulle orme del Signore Gesù per diventare, con Lui, segni e messaggeri di speranza in ogni luogo e circostanza che Dio ci dona di vivere, in ogni angolo della terra!

Sessant’anni fa il Concilio Vaticano II affermava: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et spes, 1). L’orizzonte di questa speranza, però, non si limita alla realtà passeggera di questo mondo ma si apre a quelle eterne, che siamo invitati a costruire e pregustare già adesso. Così le comunità cristiane sono chiamate essere segni di una nuova umanità in questo nostro mondo contemporaneo che, ogni giorno di più, mostra sintomi gravi di crisi dell’umano. Sta venendo meno la prossimità: siamo tutti interconnessi, ma non siamo in relazione! 

In questo contesto, solo il Vangelo vissuto nelle nostre comunità, può restituirci un’umanità integra, sana, redenta, dove si guarda con particolare attenzione ai più poveri e deboli, ai malati, agli anziani, agli esclusi.
Se in Gesù, Dio ha voluto parlare al cuore di ogni persona, oggi noi cristiani siamo inviati a continuare la sua missione, con un cuore che abbraccia il mondo intero.

Mentre osserviamo tante situazioni gravi, dolorose, terribili, causate dall’egoismo umano e dagli interessi di pochi, forse è importante e urgente essere capaci di leggere e dare voce anche ai segni di speranza disseminati nel nostro mondo. Si sa che “le belle notizie non fanno notizia”, “non fanno vendere…”, e raramente vengono presentate dai media o trovano spazio sui social; eppure esistono e sono numerose!

I discepoli di Gesù dovrebbero essere specialisti nel leggere questi segni e aiutare gli altri a ri-conoscerli. Certo è necessario avere quello sguardo che viene dal Vangelo quando Gesù, per parlare del Regno di Dio, usa l’immagine del seme, magari piccolo: se ne pianta uno per raccoglierne 100. Così sono i segni di speranza che il Signore sparge nel mondo di oggi, dentro e fuori la Chiesa: piccoli, semplici, ma non meno importanti e necessari.

Forse, uno tra i più visibili è stato il Giubileo dei Giovani. Un milione di giovani da tutto il mondo radunati a Tor Vergata, dove non c’è stato bisogno di troppo impegno per la sicurezza perché i ragazzi stavano bene insieme, cercando di conoscersi e di celebrare insieme l’amicizia con il Signore Gesù e con gli altri: segno evidente che un’umanità nuova è possibile e che lingue e culture diverse nutrono la bellezza del volto dell’umanità. 

È questa l’aria che si respirava stando in mezzo a loro, sentendoli cantare e vedendoli ballare insieme. Alla fine della celebrazione, papa Leone li ha salutati con queste parole: “Bene, ragazzi e ragazze, un ultimo saluto. Grazie di nuovo a tutti voi! Chiedo di portare un saluto anche ai tanti giovani che non sono potuti venire e stare qui con noi, in tanti Paesi da dove era impossibile uscire. Portate questa gioia, questo entusiasmo a tutto il mondo. Voi siete sale della terra, luce del mondo: portate questo saluto a tutti i vostri amici, a tutti i giovani che hanno bisogno di un messaggio di speranza. Grazie di nuovo a tutti voi! E buon viaggio!”.

Un altro segno sono i Cammini della fede che attraversano l’Italia a l’Europa. Quante persone, singoli e gruppi, senza tanta pubblicità, si mettono in strada con lo zaino in spalla per trascorrere qualche giorno immersi nella natura, ascoltando il silenzio e vivendo delle poche cose essenziali. È stato bello camminare in mezzo a questa umanità originaria dei 5 continenti, balbettare qualche parola in una lingua comune e percorrere i sentieri che nel nord-ovest della Spagna, attraverso la Galizia, sentieri che conducono fino a Santiago di Compostela, alla tomba dell’Apostolo Giacomo, per tornare ad una sorgente e attingere dalla testimonianza di una persona che ha conosciuto Gesù e ha trasmesso la sua parola agli altri.

Un ultimo segno che mi piace ricordare è il Festival della Missione celebrato a Torino dal 9 al 12 di questo mese. Un’occasione per riscoprire i tanti volti diversi della missione, le sue sfaccettature, i dettagli e i tanti confini, spesso invisibili, che la missione sa varcare ancora oggi.



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