Il mappamondo come tavola: per pensare
Niente meglio del ritrovarsi a mangiare assieme può servire a creare incontro e allegria, ospitalità e amicizia, integrazione tra diversi. Attraverso il cibo e le tante contaminazioni culinarie, s’incontrano mondi culturali lontani e tra loro diversi.
Da questa considerazione è nato lo spazio espositivo che si presenta come una tavola costituita dal mappamondo e quattro posti a sedere, in rappresentanza del mondo intero: una sedia cinese, una occidentale, uno sgabello dell'Africa e uno dei kayapó dell'America latina, sotto il titolo "Cibo - Incontro - Condivisione - Per tutti".
Papa Francesco, con la semplicità e originalità immaginifica del suo insegnamento, ha più volte parlato di "globalizzazione dell'indifferenza", un male così pervasivo che, applicato al nostro tema, sfocia in una "cultura dello scarto" di uomini e di cose:
chi troppo e chi niente, chi dentro e chi fuori da tutto.
La dichiarazione universale dei diritti umani afferma:
"Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari" (Art. 25).
La favola africana animata di "Kita, il cacciatore buono", per insegnare amore e rispetto della natura; un filmato dedicato a "L'uomo che cerca parole", per illustrare le vicende di un popolo alla ricerca delle proprie parole (cibo per la mente) e, naturalmente, l'esposizione di numerosi oggetti provenienti da Asia, Africa e America latina, completano il percorso definito "cibo per pensare".







