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Il Patto Fortezza. Verranno foto-segnalati bambini e bambine a partire dai 6 anni. Le persone saranno trattenute, senza aver commesso nessun reato, in luoghi di detenzione creati ad hoc vicino alle frontiere, per un’identificazione veloce, che in teoria dovrebbe finire in rimpatrio se non si ha diritto a rimanere. Si distribuiranno donne e uomini tra Paesi... E se il Paese non li vorrà, potrà respingerli a colpi di 20mila euro a persona. La montagna Europa ha partorito il Patto topolino su immigrazione e asilo, prima delle elezioni europee e così è stato. L’Unione europea potrà accogliere fino a 30mila persone migranti l’anno. Se poi il numero degli sbarchi fosse particolarmente alto si può far richiesta dello stato di crisi al Consiglio europeo. Il presidente della fondazione Migrantes, Gian Carlo Perego, parla del patto come “deriva nella politica europea dell’asilo e fallimento della solidarietà”. Anche 161 organizzazioni umanitarie hanno chiesto di non approvare il trattato, definendolo pericoloso per l’umanità intera (da Nigrizia).

View of mother and child waiting at MSF clinic in Zamzam camp, 15 km from El Fasher, North Darfur.Sudan: più aiuti. Ad oltre un anno dallo scoppio della guerra, gli aiuti sono una goccia nell’oceano a causa dei blocchi politici creati dalle parti in conflitto e dall’insufficiente azione delle Nazioni Unite. Le speranze sono rivolte alla Conferenza internazionale di Parigi del 15 aprile di cui vi daremo conto nei prossimi numeri. Medici Senza Frontiere (MSF) lancia un appello urgente affinché si intensifichi immediatamente la risposta umanitaria. Solo il 20-30% delle strutture sanitarie è ancora funzionante.

p.6 Judith Tuluka SuminwaCongo RD: prima donna premier. Judith Tuluka Suminwa è la prima premier donna nella storia del paese africano. Pace e sviluppo sono le sue priorità. Il riferimento chiaro è alla guerra in corso nelle tre province orientali (Nord e Sud Kivu, Ituri) e dal ruolo del Ruanda, ritenuto sponsor militare e finanziario della principale milizia attiva nella regione. La premier, ex ministra della pianificazione, è stata nominata dal presidente Tshisekedi, di cui è una fedelissima, e apre alla formazione di un governo a quattro mesi dalle elezioni presidenziali, legislative e locali. Suminwa, di formazione economista, si è laureata in Belgio. Ha lavorato per circa dieci anni nel Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Unpd). La sua nomina è stata accolta con favore e anche con grandi aspettative da più parti, nella speranza di un miglioramento dell’azione governativa.  

Pakistan: elezioni senza cristiani. La fragile democrazia pakistana ha retto l’urto delle recenti elezioni federali e provinciali. L’unica nota stonata è che nessun cristiano sia stato eletto, perché si sono presentati ancora politicamente disuniti. Alcuni entreranno in Parlamento perché saranno designati per i 10 seggi riservati alle minoranze, su base proporzionale, dai vari partiti politici. Tuttavia, in tale veste, agiranno per lo più in nome dell’uno o dell’altro partito, piuttosto che come efficaci sostenitori parlamentari dei diritti e delle necessità della popolazione cristiana pakistana. Sono lontani i tempi del ministro cattolico Shahbaz Bhatti, ucciso da mano terrorista, all’età di 39 anni, il 2 marzo 2011 a Islamabad. Ha dato la vita per sostenere la dignità umana delle minoranze religiose e per fermare l'uso improprio della legge sulla blasfemia, che ancora oggi crea tanta sofferenza.

Ecuador: Paese violento. Da “isola di pace” a undicesimo Paese più violento al mondo, a pari merito con Siria, Iraq e Afghanistan. A inizio anno, il Presidente Daniel Noboa ha dichiarato l'esistenza di un “conflitto armato interno”. È il narcotraffico la causa principale dello sprofondamento del Paese nell’inferno della violenza perpetrata da bande criminali in lotta tra loro e con lo Stato. Stretto tra i due grandi produttori di cocaina, Colombia e Perù, l’Ecuador grazie alle sue infrastrutture stradali e al porto di Guayaquil è diventato importante snodo di transito della cocaina destinata ai mercati internazionali. Accanto a quello di cocaina si stanno affermando anche il traffico di eroina e di fentanil. La prospettiva ora è quella di una lenta ripresa del controllo da parte dello Stato anche con l’aiuto di altri Paesi.

Indonesia: elezioni e festività. Dopo oltre un mese dal voto, i risultati delle elezioni hanno visto eletto come nuovo presidente l’ex generale Prabowo Subianto, ministro della Difesa. Il presidente uscente Joko Widodo, prima del voto, ha permesso che i nomi di alcune festività cristiane, per i quali si usava la dicitura islamica, possano essere pubblicamente sostituiti con quella propria del cristianesimo. La volontà di Widodo è stata quella di mostrare un volto del Paese più plurale da un punto di vista religioso, dando il giusto riconoscimento alle fedi. La proposta è diventata legge, senza proteste da parte musulmana.

L’iniziativa

La Settimana Biblica

p.6 Settimana BiblicaLa diocesi di Caserta organizza la 18ª Settimana Biblica, che si terrà dal 1° al 5 luglio presso l’hotel Plaza Caserta in Viale Lamberti (ex Saint Gobain). Il tema sarà “La comunità e i discepoli nel Vangelo secondo Matteo”, con i biblisti Giulio Michelini (docente di Esegesi del Nuovo Testamento all’Istituto Teologico di Assisi) e Francesco Filannino (docente di Esegesi del Nuovo Testamento alla Pontificia Università Lateranense di Roma). La conoscenza del testo biblico ci pone davanti il cammino sinodale della Chiesa, aperta all’ascolto della Parola di Dio per discernere secondo lo Spirito del Vangelo il cammino da seguire. Tutto il popolo di Dio è convocato in assemblea per ascoltare ciò che lo Spirito dice alla Chiesa. La Settimana Biblica, inaugurata da mons. Pietro Lagnese (vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua), è un'esperienza culturale e spirituale che richiama cultori e appassionati della Bibbia, una valida proposta per far crescere la familiarità del popolo di Dio con la Sacra Scrittura, in una Chiesa sinodale. Info e iscrizioni su www.centroapostolatobiblicocaserta.it

Le voci dalla missione

Haiti, rimanere al fianco della gente

Il Paese è allo sfascio, tutta la regione è isolata perché le gang controllano ormai gli accessi alla capitale e persone e merci possono arrivare solamente con ponti aerei complicati o rischiando con ogni probabilità la perdita di vite e di beni. Questo significa che anche i farmaci e i generi di prima necessità, il cibo che non proviene direttamente dai propri campi, non possono arrivare e quelli che arrivano sono sempre più costosi. I malati non possono avere cure e nemmeno raggiungere ospedali più attrezzati, in altre zone del paese, non solo in capitale, significa che manca il latte per i bambini, che scarseggia il cibo”. Lo dice Maddalena Boschetti, missionaria laica fidei donum della diocesi di Genova e consacrata Camilliana, che si prende cura di bimbi disabili e malati e delle loro famiglie nel nord-ovest di Haiti. “In tutta Haiti, non solo in capitale, l’insicurezza e la violenza delle gang uccide. Uccide non solo nella violenza delle strade di Port au Prince e delle grandi città, ma anche nelle privazioni del necessario per vivere di chi non ha più risorse e che sopravvive nei contesti più poveri della provincia. L’ospedale non ha posto, i farmaci sono pochi ed essenziali, le cure palliative non esistono. Esiste solo il dolore. Non esiste la possibilità di fare un esame istologico né una mammografia; le radiografie sono di pessima qualità. È uno scorcio della vita attuale in Haiti, uno dei fronti caldi della terza guerra mondiale in corso. Per questo, la presenza della Chiesa e della Chiesa Missionaria qui, così come in tutti i paesi in guerra, è così importante. Rimanere al fianco della gente, continuare a testimoniare con le nostre vite al servizio di Dio e dell’Uomo che il popolo di Haiti, popolo di martiri, non è solo. Continuare a servire e aiutare chi è più nel bisogno per non lasciarlo solo, per dire che la sua vita ha valore”.

Una storia speciale

Mosul, chiesa riaperta

p.6 chiesa MosulEra l’estate del 2014 quando i miliziani dell’Isis devastarono, dissacrandola, la chiesa cattolica caldea di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Mosul, nel nord dell’Iraq. Durante la liberazione della città da parte dell’esercito iracheno, avvenuta tre anni dopo, si scoprì cosa avevano fatto i terroristi al luogo di culto, usato come ufficio della polizia religiosa: il crocifisso e le statue, distrutti, erano stati sostituiti da manifesti e simboli del Daesh (l’acronimo arabo per Isis) e all’esterno era affisso il divieto di ingresso. Dopo lunghi lavori di ristrutturazione, la chiesa è stata ufficialmente riaperta con una festosa cerimonia di inaugurazione presieduta dal patriarca caldeo, il cardinale Louis Raphael Sako, e partecipata da leader religiosi e politici cristiani, musulmani, yazidi e sabei e da centinaia di fedeli. L’auspicio di Sako è che questo evento possa incoraggiare i cristiani a tornare a Mosul, dalla quale erano fuggiti in migliaia, “contribuendo a creare speranza, promuovere una convivenza armoniosa e preservare il bellissimo e diversificato tessuto della città”.



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