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Tra gli obiettivi più antichi e sospirati delle Nazioni Unite c’è quello di raggiungere il disarmo nucleare globale. Il 2021 è stato un anno cruciale per perseguire questo ideale. Venerdì 22 gennaio 2021 è entrato in vigore il Trattato di messa al bando (o proibizione) delle armi nucleari (TPNW), strumento giuridico internazionale vincolante che vieta questi ordigni per il semplice fatto che il loro utilizzo colpirebbe una grande quantità di persone in un tempo brevissimo, provocando enormi danni all’ambiente. Da tempo papa Francesco chiedeva un’attenzione più grande verso questa problematica.

- Nel novembre 2019 in occasione del suo viaggio apostolico in Giappone, davanti al memoriale della pace di Hiroshima, Francesco aveva dichiarato “immorale l’uso della energia atomica per scopi bellici, così come è immorale il possesso di armi nucleari”. Nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio 2021 aveva denunciato l’enorme dispersione di risorse nella fabbricazione delle armi, in particolare per quelle nucleari: “Le risorse impiegate in questi ordigni potrebbero essere utilizzate per promuovere la pace, lo sviluppo umano integrale, la lotta contro la povertà, curare bisogni sanitari che il Covid-19 ha messo ancor più in evidenza, sanare i cambiamenti climatici ascoltando il grido della nostra casa comune e il grido dei poveri”. In quel contesto, il papa avanzava la proposta di costituire un “Fondo mondiale” con le risorse impiegate in ogni sorta di strumenti armati, orientandole verso un’etica globale di solidarietà in grado di garantire un futuro all’intera famiglia umana.

- Il 26 settembre 2021, è stata indetta dall’Onu la Giornata Internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari. In questa occasione, il Segretario Generale della Nazioni Unite, Antonio Guterres, parlando delle armi nucleari, diceva che rappresentano “un pericolo inaccettabile per l’umanità”, perché qualsiasi uso se ne faccia provocherebbe una catastrofe umanitaria. Anche papa Francesco, per la voce dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, indicava due fattori sui quali lavorare per diminuirne la minaccia: la sfiducia tra le nazioni che produce la politica della deterrenza e le spese esorbitanti che questi ordigni domandano. Curare questa sfiducia, promuovendo fraternità, diventa primordiale.

- Sempre il 26 settembre 2021, alcuni leader della Chiesa Cattolica di tutto il mondo hanno firmato un documento, accogliendo con favore il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari. Affermano che la pace non può essere raggiunta sotto la minaccia dell’annientamento totale. Anche in questo settore o ci si salva insieme, oppure nessuno si salva. Questi leader invitano poi tutte le Conferenze Episcopali nazionali e regionali, le istituzioni e le fondazioni cattoliche a verificare se i fondi relativi alla Chiesa vengono investiti in società e banche coinvolte nella produzione di armi nucleari. In tal caso, bisogna intraprendere azioni correttive, ponendo fine ai rapporti di finanziamento esistenti e cercare modi per il disinvestimento. Ecco un altro settore nel quale possiamo affermare il nostro desiderio di PACE.

- La pandemia non ferma l’industria bellica. È quanto emerge da uno studio del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), secondo cui nel 2020 il fatturato dei cento maggiori gruppi mondiali che si occupano di difesa è aumentato dell’1,3%. L’Istituto si occupa di ricerca sui temi quali conflitti, armamenti, controllo degli armamenti e disarmo e fornisce dati e analisi, sulla base di fonti libere, a politici, ricercatori, media e a tutto il pubblico interessato. Il fatturato più consistente è stato registrato dalle aziende americane, confermando un trend positivo per i colossi Usa quali la Lockheed-Martin e la Raytheon Technologies. Per quel che riguarda il Vecchio Continente, la britannica Bae Systems figura al sesto posto nella classifica. Secondo i dati dell’Istituto di Stoccolma, l’onda lunga dell’incremento vendite parte dal 2015 e da allora non ha conosciuto battute d’arresto.
Sette anni fa, infatti, gli acquisti e i permessi, in particolare negli Stati Uniti, erano saliti del 10% attestandosi a 23,1 milioni di armi vendute. Il report Sipri, non ha riguardato le società russe e quelle francesi che continuano a presentare bilanci con il segno meno anche se il programma approvato nel 2016 dal governo di Mosca per modernizzare l'industria bellica ha previsto investimenti per 15,6 miliardi di dollari. Parigi stessa, ha firmato un contratto da 16 miliardi di euro con gli Emirati Arabi Uniti per la vendita di 80 caccia da guerra Rafale.

L' iniziativa

p.6 GML locandina 2022Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) annuncia per domenica 30 gennaio la 69ª Giornata mondiale dei malati di lebbra. La lebbra è una delle 20 malattie tropicali dimenticate che ogni anno colpiscono più di un miliardo di persone nel mondo causando disabilità. Contribuiamo acquistando i prodotti solidali. Info su: www.aifo.it/giornata-mondiale-dei-malati-di-lebbra/

Una nuova legge: Mine antiuomo: STOP!

p.6 minaIn Italia, il 2 dicembre 2021 è stata approvata una legge volta a contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine anti persona, di munizioni e submunizioni a grappolo. Sono aumentate, infatti, di oltre il 20% le vittime e i feriti di questi ordigni. La causa, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulle mine dell’Onu che parla di 7.073 vittime nel 2020 a fronte delle 5.853 del 2019, è stato il Covid-19 che ha fermato il lavoro di recupero dei residuati bellici. Nel 2013 le vittime erano in media 10 al giorno, nel 2020 sono salite a 19. Nonostante negli ultimi venti anni siano state rimosse e distrutte oltre 55 milioni di mine al mondo, il numero dei morti civili è ancora molto alto: nel 2020 l’8%, di questi 1.872 bambini. L’iter della legge è durato 10 anni. Ora, manca solo la promulgazione del Presidente della Repubblica che, nel 2017, aveva rimandato la Legge alle Camere per un difetto di Costituzionalità. Quattro anni per correggere un vulnus. O forse anche per dribblare le pressioni di ambienti finanziari che non hanno gradito la chiusura di un lucroso canale di investimenti per fondi pensione e assicurazioni.

La proposta dei Nobel: Accordo globale: -2% di spese militari

p.6 appello nobel brotherhood 2Cinquanta Premi Nobel, e diversi Presidenti di Accademie della Scienza Nazionali, hanno firmato un appello con una proposta semplice e concreta rivolta all’umanità intera. L’osservazione alla radice della proposta è che per affrontare gravi sfide comuni come epidemie, riscaldamento globale e povertà estrema, servono risorse difficili da reperire. La proposta si basa su un’idea semplice di collaborazione. Invita i governi a negoziare un accordo globale per una riduzione bilanciata delle spese militari del 2% all’anno per cinque anni. La sicurezza non solo non diminuisce, ma aumenta, perché i Paesi percepiti come avversari riducono la loro capacità militare, l’animosità e il rischio di guerra. La storia mostra che accordi per limitare gli armamenti sono realizzabili. Ogni attore beneficia della riduzione degli armamenti dei suoi avversari. E così fa l’umanità nel suo insieme. La collaborazione paga.
Le risorse liberate rappresentano un dividendo di pace che raggiungerebbe 1.000 miliardi di dollari entro il 2030. Si tratta di una cifra molto superiore alla cifra totale che gli Stati destinano attualmente a tutti i programmi di cooperazione, comprese le Nazione Unite e tutte le sue agenzie. Metà delle risorse liberate da questo accordo potrebbero essere destinate a un fondo globale, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, da utilizzare per affrontare i problemi comuni urgenti del pianeta (pandemie, cambiamenti climatici, povertà estrema). L’altra metà resterebbe a disposizione dei singoli governi. Tutti i Paesi disporrebbero quindi di nuove risorse, magari per convertire verso applicazioni pacifiche le capacità di ricerca e produttive delle industrie militari (Carlo Rovelli - Corriere della Sera).



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