Il cuore, il ponte, la stella
Sabato 25 gennaio a Ferrara don Andrea Turazzi, fratello del saveriano p. Silvio, è stato consacrato vescovo dal cardinale Carlo Caffarra. Il nuovo pastore della diocesi di San Marino-Montefeltro esprime i sentimenti e le convinzioni che lo animano (da: La Voce di Ferrara a Comacchio).
Dopo sorpresa e smarrimento, si alternano due sentimenti. Il primo è di nostalgia per il distacco da Ferrara, dalla comunità parrocchiale della Sacra Famiglia e dalle tante persone con cui ho vissuto e lavorato. Il secondo è di trepidazione e insieme di istintiva simpatia e curiosità verso le persone che incontrerò.
Come al giovane ricco, anche a me Gesù chiede di lasciare tutto. Sento cosa significa essere in qualche modo espropriato. Penso ai tanti che per motivi di famiglia o lavoro devono andare lontano, cambiare casa, rimettersi in gioco, assumere responsabilità.
Azione cattolica e seminario
Guardo indietro e mi vedo dopo il tirocinio nelle parrocchie della Madonnina e a Pontelagoscuro, quando ho lavorato nell’Azione cattolica, prima tra i ragazzi, ultimamente con gli adulti. Si faceva molta strada incontrando, quasi ogni sera, parroci, educatori e gruppi. Formidabile è stato il periodo dell’insegnamento di religione nella scuola statale, all’istituto “Vincenzo Monti”. Le prime giornate furono campali; ero giovanissimo e inesperto. Tenni duro e furono dieci anni decisivi per l’incontro con il mondo giovanile, occasione di studio e di ricerca, di messa in discussione di tante ingenue sicurezze.
Delicati e importanti sono stati i diciannove anni nella direzione spirituale del seminario diocesano: esperienza di paternità profonda; palestra per imparare a cogliere il disegno di Dio sulle persone; incontro con la grande tradizione spirituale cristiana.
La parrocchia come un dono
Quando l’arcivescovo mi mandò in parrocchia, pur avendolo sempre desiderato, mi sentii spiazzato. Dovevo lasciare un nido rassicurante, una vita ordinata alla quale mi ero abituato. La parrocchia è, prima di tutto, avamposto nel quale ti incontri direttamente con le persone, con le famiglie e con tutto ciò che vivono; scoperta ed esercizio di relazioni ricche anche affettivamente. Un dono! Credi di dare e invece ricevi! La parrocchia ti “costringe” ad avere la porta sempre aperta.
Ne hanno risentito i tempi e gli spazi per la preghiera personale, ma la vita di fede comunque è stata nutrita dalla testimonianza semplice di tanti e dalla preghiera condivisa con il popolo cristiano.
Chi bussa alla porta, chi chiama sul telefono è un fratello, una presenza di Gesù.
Ultimamente ho vissuto con i parrocchiani l’esperienza del terremoto: un anno intero “di tenda”, di preoccupazioni condivise con le famiglie…
Nello stile di papa Francesco
“Cor ad cor loquitur – il cuore parla al cuore” è il motto che ho scelto prendendolo dal cardinale Newman. Rispecchia anche il testamento spirituale di Giovanni Paolo II, la lettera pastorale “Novo millennio ineunte”, con la celebre pagina sulla spiritualità di comunione, che mi è stata guida ispiratrice.
Dalla spiritualità di Chiara Lubich ho affinato la cura per la relazione, per l’incontro e l’attenzione all’altro. Da cuore a cuore, nello stile di papa Francesco… Per completare lo stemma ho messo un ponte. Inizialmente avevo pensato a una torre, per assonanza con il mio cognome, ma ho preferito l’icona del ponte, pensando a quello inaugurato negli anni ’50 fra Stellata e Ficarolo. Nello stemma c’è una stella a sei punte che indica la Vergine Maria, alla quale affido il mio episcopato.
Vado a San Marino senza programmi. Vorrei incontrare subito i preti, uno a uno. So come vive e cosa prova un parroco: gioie, delusioni, momenti difficili, intuizioni, cadute di interesse e luci. Vado con venerazione verso i più anziani e con curiosità verso i più giovani.
Vado con molta libertà, cercando di essere me stesso, come sono.







