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Caro direttore,

considero un vero dono il numero di agosto-settembre di “Missionari Saveriani”, dedicato alla memoria dei 22 saveriani, padri e fratelli, deceduti nel cuore della pandemia Covid-19. In tanti li hanno conosciuti, in Italia e in terra di missione. Hanno lasciato un vivo ricordo della loro generosa fortezza e fedeltà nel vivere il carisma saveriano. La copertina del giornale li rappresenta in una luce azzurrina che richiama i cieli della “patria beata” e da lì ci guardano attenti e sorridenti, come se ancora volessero dirci tante cose. Ripensando alla loro vita generosa e impegnata sono certa che anche a noi amici del Gams di Parma essi abbiano voluto lasciare, in memoria dell’amicizia condivisa, l’incoraggiamento a vivere con altrettanta generosità i vincoli di amicizia, preghiera e aiuto per la famiglia saveriana, di cui ci sentiamo parte. Emilia Bonfanti, Parma

Cara Emilia,
grazie di queste belle parole. Siamo riconoscenti al Signore per il dono di questi fratelli, membri della stessa famiglia. Ci auguriamo che, ovunque sono passati, si continui a pregare per loro e si trovi anche il modo (celebrazioni, letture, sussidi...) per tenere viva la loro memoria. Questo si può fare anche prima, chiedendo di raccontare la propria esperienza missionaria, raccoglierla, registrarla, scriverla. Oggi poi non mancano i mezzi, anche digitali e tecnologici. Nelle comunità saveriane c’è un autentico tesoro, racconto di vita dei missionari, che diviene forza e luce per il cammino. Così avviene quando si leggono le biografie dei santi: ti spronano a fare il bene… Pensiamo all’esempio formidabile di don Roberto Malgesini a Como, felice di amare Gesù servendolo nei poveri, profughi, senza tetto, carcerati, prostitute. Nel clima disumano in cui viviamo, non distingueva tra i nostri o gli stranieri.
Scrive la Direzione Generale dei saveriani: “È importante fare memoria di tanti confratelli che ci hanno preceduto e hanno speso la loro vita per amore del Signore là dove sono stati inviati e accolti. Non si potrà mai misurare cosa lo Spirito ha fatto attraverso di loro… Possiamo dire che tanti di loro sono stati gli occhi, le orecchie, la bocca, le mani, i piedi e il cuore del Signore Gesù nel contesto missionario dove hanno vissuto”. Quando ero in Amazzonia, visitando le comunità, tanti, anche dopo decine di anni, ancora tramandavano oralmente la vita, le “gesta”, il tanto bene e amore profuso dai saveriani passati di lì. Questa “tradizione orale e popolare” li tiene ancora in vita. Il bene fatto non cade nel nulla. Continua la DG: “Spesso colpisce il fatto di arrivare in alcune zone della nostra geografia ed essere ricevuti quasi con onori, nel ricordo dei confratelli che hanno speso la vita in quel luogo. Il loro amore per Dio si è tradotto in amore per il popolo, in comunione di vita e di destino. I nostri martiri ne sono l’espressione più chiara e significativa”.



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