I saveriani tra sfide e doni
Che ritratto puoi fare della tua congregazione? Quali sono le sue gioie e ricchezze?
La prima ricchezza è la fede. I nostri documenti sono chiari su questo punto. La fede è la sorgente della missione. Fede vuol dire amore, fiducia, gioia, speranza, fraternità, insomma i doni dello Spirito. La seconda ricchezza sono i confratelli. Ciascuno di loro è un grande tesoro. I carismi sono donati dallo Spirito a ognuno perché siano messi al servizio della missione comune che ci è stata affidata dalla chiesa e sono una ricchezza straordinaria. La terza è il grande dono del nostro fondatore, S. Guido Maria Conforti. La sua vita è un esempio sul quale ciascuno di noi può appoggiarsi. E poi c’è la missione del Signore, nella quale abbiamo il privilegio di essere stati invitati a partecipare e dove collaboriamo con le forze che abbiamo, con tanta gioia e riconoscenza.
Oggi anche i saveriani si stanno strutturando in comunità multiculturali
Questa è una sfida e una ricchezza. Negli Atti degli Apostoli, durante la Pentecoste, vediamo come persone di culture diverse riescono a parlare la stessa lingua. Nella vita religiosa, le nostre comunità sono invitate ad annunciare, con la loro testimonianza di vita fraterna, che il regno di Dio è già in mezzo a noi. Fratelli di origini diverse, di culture differenti possono parlare la stessa lingua, quella dell’amore fraterno.
La tentazione è ripiegarsi su noi stessi quando, a volte, ci dividiamo per gruppi, in base alla nazionalità oppure alle preferenze particolari. Questo, naturalmente, non è ciò che Dio vuole, poiché, appunto, il nostro Dio è Trino, cioè comunione, fraternità, corresponsabilità. Dio desidera apertura all’altro, che è il mio complementare. Lo dico con chiarezza: per essere io, ho bisogno dell’altro. Dunque, le nostre comunità interculturali sono un gran dono del Signore e di cui il mondo ha tanto bisogno.







