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Barbara Jatta, direttore del grande complesso museale vaticano, in un’intervista ha parlato di un’area poco conosciuta a molti: il Museo Etnologico Vaticano che documenta l’arte e la cultura dei Paesi extraeuropei insieme all’opera di evangelizzazione compiuta in quelle terre.

Nato dopo l’Esposizione Universale missionaria svoltasi in occasione dell’anno Santo del 1925, fu istituito con Motu Proprio da Pio XI e collocato nel Palazzo del Laterano. Accoglieva 40.000 opere provenienti da quella Esposizione. A questo nucleo iniziale si aggiunsero successivamente preziose opere custodite nel museo Borgiano di Propaganda Fide. Tra di esse, alcune, precolombiane, erano state inviate in dono a papa Innocenzo XII nel 1692, data in cui si fa iniziare la storia di questo Museo. Per volontà di Giovanni XXIII tutte le collezioni furono poi trasferite all’interno dei Musei Vaticani e il nuovo Museo venne inaugurato nel 1973 da Paolo VI. Cresciuto nel corso dei decenni grazie a donazioni e acquisizioni, oggi custodisce 80.000 opere dalla preistoria all’epoca contemporanea: una parte di esse testimonia l’arte cristiana nei diversi Paesi del mondo.

E proprio tra il 2019 e il 2020 (prima dell’arrivo della pandemia), in questa sezione, è stata allestita un’esposizione dedicata alla Regione Amazzonica. Lo scopo era restituire ai visitatori gli incanti e i drammi di quella terra, la vita dei popoli che la abitano, l’opera di evangelizzazione compiuta dai missionari, l’incontro del Vangelo con le culture indigene. Il percorso, ricco e coinvolgente, proponeva filmati (anche del passato), fotografie e 120 oggetti, in parte prestati dal Museo dei missionari della Consolata, ma anche dai saveriani, cappuccini e salesiani. 

Il Museo Etnologico Vaticano ha il pregio di mettere quasi in dialogo tra loro le opere, di educare a uno sguardo benevolo sugli altri, di far sentire a casa ogni visitatore, che qui potrà trovare le proprie radici scoprendosi benvenuto nella Chiesa. “La bellezza unisce”, diceva il Papa nel corso dell’inaugurazione più di un anno fa. Essa “invita a vivere la fratellanza umana contrastando la cultura del rancore, del razzismo, del nazionalismo, che è sempre in agguato”. Nei Musei Vaticani lavoriamo per contribuire, attraverso l’arte, all’edificazione di questa fratellanza costruendo ponti, dialogo, incontro.



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