I santi africani
"Il Vangelo genera i martiri" diceva s. Cipriano, vescovo di Cartagine. Noi possiamo constatare oggi che l'evangelizzazione dell'Africa nera nonostante i suoi limiti culturali e morali ha generato la santità. I martiri ed i santi dell'Africa nera testimoniano che i missionari sono stati annunciatori del Vangelo e che nel misterioso cammino della storia della salvezza la fatica ed il sacrificio di molti missionari ha ricevuto una ricompensa postuma.
Giovanni Paolo II ha beatificato la nobildonna Vittoria Rosoamanarivo che ha difeso la chiesa cattolica in Madagascar nel 1863-66 durante il dominio inglese quando i missionari francesi erano stati espulsi dall'isola, come laica alla corte del re si interessò della sorte della Chiesa rimasta senza sacerdoti. Alcuni africani hanno accolto il Vangelo predicato dai missionari anche nel periodo coloniale.
Il martiriologio riporta i cristiani fin dall'inizio della evangelizzazione dell'Africa nera. Paolo VI ha beatificato i martiri ugandesi. Karl Lwanga, Mattia Mulumba Kalemba e i compagni fino a Kizito, dodicenne, paggi del re, che rifiutarono di tradire la loro fede dinnanzi le pretese del sovrano, ritornato alle sue abitudini personali ed ancestrali. Il martirio dei compagni di Karl Lwanga è durato due anni dal 1886-87 perché furono uccisi durante il peregrinare del re nelle sue varie residenze e per diversi motivi.
Il cammino di martirio di questi saggi è diventato un itinerario di catechesi e di fede degli adolescenti. Alcuni dei martiri erano solo dei catechisti istruiti dai loro amici. Il loro martirio è stato un martirio ecumenico di cattolici ed anglicani, catecumeni e battezzati per la loro comune fede in Gesù. Pure Isidore Bakanja e suor Anwarite in Congo hanno vissuto il martirio per la loro fede cristiana.
Isidore Bakanja, morto nel Congo belga nel 1909 per i maltrattamenti di un belga ateo, funzionario di un'impresa belga, perché portava lo scapolare della Madonna, è segno che il lavoro dei missionari era diverso da quello dei colonizzatori, anche se sostenuto dai governatori coloniali. Noi vediamo che i martiri dell'Africa nera ci sono stati fin dall'inizio della colonizzazione, durante e dopo. Nei primi anni dell'indipendenza del Congo nel 1964, durante la rivolta dei mulelisti è stata uccisa suor Anwarite perché aveva rifiutato le proposte di un capitano dei Simba, di essere la donna del capo.
L'Africa moderna ha pure dei beati che testimoniano l'azione della grazia del Signore nei suoi fedeli. Suor Bahkita, ex schiava sudanese, dopo vario peregrinare arriva in Italia, dove diventa cristiana e poi si fa suora a Venezia, ricordando a tutti le sofferenze della sua schiavitù, di cui portava le cicatrici sul suo corpo.
Nel suo viaggio in Nigeria nel 1998 il Papa ha beatificato p. Tansi un sacerdote religioso. Il martirio e la santità dei cristiani africani dimostra l'autenticità della loro conversione fino al martirio come segno della sequela di Gesù fino alla croce. Possiamo vedere che il Signore ha tratto dei santi dagli schiavi africani, dai cortigiani dei re, dagli operai dei colonizzatori, dai semplici fedeli perché il Cristo è il Signore della storia anche nei momenti bui.








