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Cristo attende i giovani

“Il futuro del mondo e della Chiesa - scrive il Papa – appartiene alle giovani generazioni, che nate in questo secolo, saranno mature nel prossimo, il primo del nuovo millennio. Cristo attende i giovani, come attendeva il giovane che gli pose la domanda: "Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" Mt.19,16, TMA58"

Penso che siamo tutti coscienti che i giovani sono il futuro dell'umanità. Eppure noi adulti non siamo capaci di avere quell'attenzione e quella stima che si meritano. Anzi sono pochi coloro che sanno capire la fatica e la sofferenza che i giovani devono affrontare.

Oggi i giovani vivono in una situazione di grande precarietà. Sono vittime di sfruttamento di ogni tipo, i più vulnerabili della nostra società e della nostra Chiesa. La vulnerabilità, poi, l'insicurezza e la frustrazione che accompagnano la crescita della persona umana, sono aggravate dall'egoismo e dall'avarizia di noi adulti, che abbiamo fatto dei giovani l'oggetto primario del consumismo.

I mali della disoccupazione, dello sfascio della famiglia, della droga e dell'alcool mietono tra i giovani le vittime più numerose. Ma in cima alla lista, il più grande dei mali è il modo con cui li abbiamo emarginati, dopo averne fatto oggetto di paura e di sfiducia. In mezzo a questo marasma in cui vivono, è evidente che molti difficilmente cresceranno come figli di Dio, e forse non riusciranno ad assimilare e a far propria la Buona Notizia che è Cristo.

Io credo che i giovani sono in grado, e ne ricevono da Dio, la grazia, di fare esperienza di Dio, di raggiungerlo e di scoprirlo nella loro vita, anche durante i loro anni di crescita. Questo avverrà soltanto se la comunità cristiana diviene significativa per loro, dando risposte concrete ai bisogni inerenti al loro stadio di crescita. I giovani sono affamati di solido cibo spirituale, ma digeribile per loro; un cibo che ha a che fare con i problemi che stanno affrontando.

Con l'arrivo dell'adolescenza il giovane passa attraverso una crisi di fede, che è legata alla sua crisi di crescita. Non sa ancora chi è, perché non ha ancora modellato la propria identità. Questo processo dell'identità di sé è raramente influenzato dalla comunità cristiana, ma più che mai dalla pressione dei mezzi di comunicazione, dalla moda, dalla sub-cultura della musica pop, dall'esempio dei coetanei, e dalla pressione di giocare da adulti.

Questa pressione di. voler essere adulti prima del tempo li fa vittime del bere, della droga e del sesso irresponsabile. Credo che i giovani abbiano bisogno di essere ascoltati, di sentire che sono accolti, accettati e amati. Credo che hanno bisogno di sentire che appartengono, non solo al gruppo dei loro coetanei o alla sub-cultura giovanile, ma alla famiglia umana, specialmente alla loro comunità cristiana. Invece, la mia esperienza è che non sono accettati.

Sono oggetto di paura, perché sono una sfida a noi adulti; sono anticonformisti, non rispondono alle stesse necessità degli adulti, criticano tutto, sono differenti. Ai giovani è necessario offrire l'opportunità di sperimentare la comunità cristiana come comunità di gioia, di celebrazione, di stima e di accoglienza reciproca.



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