Grazie per averci portato tu in piazza S. Pietro
Cosa si fa a Pasqua quest’anno? Perché non andiamo a Roma, c’è il Giubileo e poi i riti della Settimana Santa La decisione è presa. Scendiamo con la famiglia e arriviamo al Colosseo per la Via Crucis del Venerdì. Controlli serratissimi, ma riusciamo a passare. Le ore di viaggio si fanno sentire e non resistiamo che alcune stazioni, prima di tornare nella casa del nostro soggiorno capitolino.
Domenica di Pasqua, però, vogliamo essere puntuali per la grande celebrazione in Piazza S Pietro e per sperare nella presenza di papa Francesco alla Benedizione Urbi et Orbi. Sveglia di buon mattino, qualche difficoltà con i mezzi pubblici, ma riusciamo ad arrivare in tempo. Siamo vicini al maxischermo, ma vediamo bene anche l’altare. Seguiamo con attenzione l’Eucarestia presieduta dal cardinal Comastri che nell’omelia legge il pensiero di papa Francesco.
Poi, arriva il momento della benedizione. Si alzano i decibel della piazza e sulla loggia centrale della basilica ecco il Papa. Il volto è sofferente, la voce flebile, non appare la stessa persona del “buonasera” di 12 anni fa, ma il cuore è sempre uguale. Lo guida il fidato infermiere Massimiliano Strappetti, un angelo custode per lui in questi mesi di malattia. Il messaggio Urbi et Orbi è alto, profondo. La lettura è affidata al maestro delle Celebrazioni Liturgiche Ravelli. La pace ancora in primo piano, il disarmo come priorità. Il Papa rientra, ci guardiamo smarriti, capiamo che la situazione è grave. A sorpresa, però, sugli schermi compare l’avviso che il Papa sarebbe sceso in piazza per salutare i fedeli. Dopo qualche minuto, eccolo sulla papa mobile... Chissà quanto gli è costato quello sforzo. I telefonini si alzano, la gente si sposta vicino alle transenne per scorgerlo, non è più la stessa piazza di prima. Ci sono grida, braccia protese, voci di festa. Ora, è davvero Pasqua! E Francesco inizia il suo lungo giro, lo seguiamo, mi carico sulle spalle mia figlia, che quando si avvicina lo saluta: “Ciao papa Francesco! Ciao…”. L’emozione coinvolge tutti, in un misto di riconoscenza preghiera e preoccupazione. Sarebbe dovuto essere un arrivederci è stato un Addio. Per evitare la lunga coda di persone che desideravano entrare in basilica, il pomeriggio scegliamo di varcare la Porta Santa di Santa Maria Maggiore, non solo per rivedere una chiesa magnifica, ma perché sapevamo che il Papa sostava in preghiera sotto l’immagine della Madonna prima e dopo ogni viaggio. Chi ci ha condotti lì? Chi ha guidato i nostri passi? Il giorno dopo arriva la notizia che Francesco era salito al cielo e che proprio in quella Basilica desiderava essere sepolto. Ci guardiamo stupiti come i discepoli di Emmaus. Sono lacrime di incredulità, stupore e smarrimento. E come il Papa con il suo infermiere poco prima di andarsene, anche noi diciamo: “Grazie Francesco di averci voluto lì, in quella piazza di persone commosse per quei piccoli gesti che già ci mancano Grazie per quell’ultimo, riconoscente abbraccio di folla!”.
Quella stessa folla che nella stessa piazza ha partecipato ai funerali sabato 26 aprile e poi ha scortato il feretro con la semplice bara di legno che ha attraversato Roma verso Santa Maria Maggiore, quasi fosse ancora in piedi su quella papa mobile. Un uomo vivo!
Papa Francesco ha scritto molto in 12 anni di pontificato. Vi invitiamo a rileggere le sue pubblicazioni: le Encicliche ("Lumen fidei", “Laudato si'”, “Fratelli tutti”, “Dilexit nos”); le esortazioni apostoliche (C’est la confiance; Laudate Deum; Querida Amazonia; Christus vivit; Gaudete et exsultate; Amoris laetitia; Evangelii Gaudium); i libri, tra cui citiamo gli ultimi due “Hope” (autobiografia) e “La speranza non delude mai” (introduzione al Giubileo).








