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Gli inizi di una storia che ancora continua

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Sono i portoghesi, in cerca di nuovi spazi, a raggiungere per primi queste terre. Agli inizi del 1600, arrivano i Gesuiti portoghesi e i Cappuccini Spagnoli. Alla fine del secolo, con l'abbandono del Paese da parte delle potenze europee, le numerose comunità cristiane, nate dallo zelo dei missionari, sono lasciate al loro destino e tornano alle religioni tradizionali o si convertono al musulmanesimo. Nel 1864 si ricomincia con i Padri dello Spirito Santo, poi affiancati dai Saveriani, stabilitisi al Nord, prevalentemente abitato dai musulmani e fino ad allora impenetrabile al Vangelo.

La Sierra Leone è stata la prima missione che la nostra congregazione ha aperto nel continente africano. Nell’estate 1950, i primi quattro saveriani (Azzolini, Calza, Olivani e Stefani), partiti da Liverpool, giungono in nave alla baia di Freetown, la città libera. Noi li chiamiamo affettuosamente “The Pioneers”, i pionieri. Trovano ad accoglierli (con un cattolico “Dominus vobiscum”) i missionari dello Spirito Santo, di origine Irlandese. Essi lavoravano nella capitale, nel Sud e nel Nord. Qui avevano già aperto due piccole comunità cattoliche (Lunsar e Makeni), formate, più che altro, dai britannici della colonia. Dopo pochi giorni, i nostri quattro le prendono in consegna.

Scrive il compianto p. Gerardo Caglioni: “La delusione non ha mai prevalso, anzi ha sempre vinto la speranza e l’ottimismo, caratteristico dei quattro pionieri e fondatori. Quasi ogni anno, regolarmente, piccole spedizioni hanno arricchito la prima originaria e, poco a poco, le presenze contemporanee hanno ben superato le 40 unità”. I saveriani hanno sempre trovato, accanto a loro, numerose suore e laici impegnati.
La Sierra Leone era ed è prevalentemente musulmana. L’Islam è la religione del 70% della popolazione. Il primo annuncio del vangelo è l’attività principale che vede impegnati i saveriani anche oggi.

P. Augusto Azzolini era il superiore e con gli altri tre inizia a tessere relazioni cordiali con le autorità tradizionali (i “Paramount Chiefs”, ovvero i re locali, che non avevano più il diritto di essere chiamati Kings, perché la colonia inglese riservava il titolo solo al re dell’Inghilterra), le autorità britanniche e la popolazione. Adottano il metodo missionario degli Spiritani, che si basava sul lavoro nelle scuole e con i maestri.
“Questa presenza ed azione saveriana, particolarmente efficace, ha cambiato i parametri educativi del Paese. Il Nord, in 60 anni, ha raggiunto lo stesso livello di sviluppo delle altre zone più progredite del Paese, dove il sistema europeo era arrivato 100 anni prima” (p. Caglioni).

Questa attività in campo didattico apre le porte del paese al Vangelo. Si costruiscono le prime chiese e, dopo soli due anni dal loro arrivo, nel luglio 1952, la Santa Sede crea la Prefettura Apostolica di Makeni, che copriva la Provincia del Nord, affidandola alla cura apostolica dei saveriani. Dopo dieci anni, Makeni è eretta diocesi con a capo il saveriano mons. Augusto Azzolini. Molti confratelli sono assegnati alla Sierra Leone, alcuni dei quali avevano già esperienza sul campo, avendo lavorato in Cina prima di essere espulsi. Dopo aver costruito varie scuole (quasi non ce n’erano!), creano il college per gli insegnanti, per avviare l’alfabetizzazione della popolazione.

Prezioso è stato anche l’impegno in campo sanitario. Con il ministero della salute, è iniziata la campagna nazionale contro la lebbra. È stato raggiunto quasi ogni villaggio della nazione, su strade sterrate e lungo i sentieri nella foresta. Anche grazie ai missionari, oggi la malattia è virtualmente scomparsa. 



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