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Il 15 gennaio i Laici Saveriani del progetto “Ero in carcere” si sono recati presso la Casa Circondariale di Salerno per partecipare alla Santa Messa con la quale mons. Andrea Bellandi, vescovo di Salerno, ha dato inizio all’apertura dell’Anno Giubilare anche in questo luogo. 

La celebrazione si è svolta con grande semplicità nella cappella del penitenziario. A concelebrare con lui c’erano il cappellano, don Rosario Petrone; il Direttore della Caritas Diocesana, don Antonio Romano; p.  Ferdinandus Supandri, missionario saveriano. Era presente anche p. Alexandru, presbitero della Chiesa Cattolica Ortodossa rumena. Gli appartenenti al progetto “Ero in carcere” hanno preso posto tra i banchi di destra dell’unica navata. Il primo banco era occupato dai rappresentanti delle varie istituzioni che lavorano o collaborano in questo Istituto: la dott.ssa Niccoli, Direttrice del Carcere; la dott.ssa Arancio, Comandante della Polizia Penitenziaria; il Comandante dei Carabinieri ed altri rappresentanti degli organi dello Stato intervenuti per questo particolare evento religioso. I Laici Saveriani occupano i banchi immediatamente successivi. A seguire i detenuti, che hanno occupato i banchi fino al fondo della Cappella; a fianco all’altare prende posto il coro composto da laici invitati dal Cappellano.                                                                                                                                                                               

Prima dell’inizio della funzione, don Rosario Petrone ha rivolto parole di benvenuto ai presenti e ha illustrato l’evento. La Messa è seguita da tutti con grande partecipazione sviluppandosi tra canti e preghiere. Mons. Bellandi, con parole semplici, commentando il Vangelo del Giorno (Mc.1, 29-39), parla della sofferenza, del bisogno di aiuto, delle risposte che il tempo del dolore e della debolezza richiedono. Con la sua omelia il vescovo conduce per mano i fedeli ad aiutarli a capire che l’uomo, quando si affida, trova in Dio la sicurezza del perdono, perché Dio perdona sempre; Dio non dimentica mai l’alleanza stabilita con Abramo. L’importanza del perdono, del sentirsi perdonati offre a ciascuno la possibilità di riprendere sempre il cammino. 

Il discorso si focalizza, ora, sull’evento del Giubileo della Speranza, occasione per riprendere il cammino. Perché il perdono rende l’uomo più forte per superare le sue debolezze. Questo messaggio, ricevuto attraverso l’omelia, esorta ognuno a guardare l’altro con uno sguardo nuovo, perché il vero rapporto con Dio nasce da un incontro più profondo con sé stessi, con gli altri e con le cose che ci sono state date. 

La speranza è iniziare un cammino nuovo con gli occhi più attenti a chi vive con noi nella gioia o nel dolore. Occhi che vedono l’amore di Dio non possono non fermarsi su piccoli gesti di aiuto e di supporto per chi, come ogni uomo, ne ha sempre bisogno. La preghiera non aiuta a chiedere ciò che desideriamo, ma a sentire più vicino un Dio sempre pronto a perdonare. Gesù non è venuto per guarire le nostre malattie, non è venuto per suscitare entusiasmi popolari, ma per indicare la via della riflessione su di noi, per migliorare i nostri rapporti con gli altri e con il mondo che ci circonda. 

Le parole usate dal Vescovo hanno raggiunto tutti i partecipanti in un intenso silenzio che sottolineava una vera partecipazione al suo messaggio. Allo scambio della pace, quella stretta di mano guardandoci negli occhi è stata l’unica occasione di contatto fisico con i detenuti. Non è stato un semplice gesto del rituale ma uno spontaneo rapportarsi agli altri. Alla fine dell’incontro il Cappellano ha comunicato ai presenti che ai detenuti sarà concessa dall’Amministrazione Carceraria la possibilità di seguire i programmi di Sky.                     
Con la Benedizione del Vescovo si è conclusa la Cerimonia lasciando ad ognuno la volontà di percorrere da pellegrini di speranza la nostra vita.



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