Fraternità e spiritualità missionaria
Sabato 7 febbraio, nella sala Romanino della casa saveriana di Brescia, si è tenuta un'originale e simpatica serata conviviale alla scoperta dei cibi e dei sapori africani. Era la conclusione della settima mostra missionaria annuale che quest'anno aveva come tema, "Sahel piste nella sabbia, cammino di pace".
La tipica "teranga" senegalese
La serata è stata un grande successo, che ha suscitato l'entusiasmo degli oltre 130 partecipanti. I volontari della mostra, i loro familiari e i sostenitori rivolgono un "grazie" speciale ai missionari saveriani di Brescia e ai 40 amici senegalesi, venuti anche da altre province, che hanno letteralmente infuocato la serata. Dobbiamo ringraziare soprattutto Alfred, l'organizzatore che ha fatto da traino per così tante persone.
Tra le virtù fondamentali del popolo senegalese la teranga è sicuramente la più conosciuta. Teranga è una parola che si può tradurre come ospitalità, ma in realtà esprime accoglienza, attenzione, rispetto, gentilezza, allegria e il piacere di ricevere un ospite in casa. L'attingere insieme da un unico piatto durante i pasti è l'atteggiamento importante per la condivisione e la solidarietà. Il tutto, coniugato con il calore dell'accoglienza saveriana, ha reso la cena un avvenimento veramente unico.
Canti e ritmi africani
La serata è stata aperta da p. Mario Menin, rettore da pochi mesi dei saveriani di Brescia, con un breve momento di preghiera: "Signore, rendici come una porta che si apre...". E ha subito formulato l'augurio che anche per i prossimi anni l'esperienza della mostra possa continuare felicemente.
Cibo e bevande hanno riscosso l'apprezzamento di tutti i commensali. Il menù, interamente preparato dai senegalesi, era costituito da Fataya - frittelle di carne tritata con farina, Tiere - couscous senegalese, piatto dell'amicizia, Yassa guììnar - pollo con cipolle stufate, aromi e riso bianco. Come bevande c'erano Bissap - infusione di fiori rossi simili al karkadè con menta, Eau de gingembre - zenzero fresco, acqua e zucchero.
La serata è stata allietata dal suono dei tamburi, dai canti e dai ritmi africani, ricreando la magia delle terre lontane, già vissuta durante la serata musicale del mese di novembre. Alla fine, si è tenuta una piccola sottoscrizione per l'assegnazione degli articoli etnici rimasti invenduti durante la mostra.








