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Festa di S. Francesco Saverio, alla moviola

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La festa di s. Francesco Saverio ha avuto una solennità maggiore non solo per la coincidenza del Giubileo, ma perché nel 2000 appena trascorso i missionari Saveriani celebravano i 70 anni di presenza nella diocesi. La Casa di Grumone, voluta personalmente dal Beato Conforti, diede inizio fin dal 1930 al "reclutamento" di ragazzi e giovani che desideravano farsi missionari. Poi nel 1943 si passò in città e fino ad oggi l1stituto ha sempre avuto stima dei sacerdoti e della cittadinanza di Cremona.

Prova ne è la presenza ininterrotta del sindaco Bodini e consorte, che non mancano mai all'appuntamento, e del parroco del duomo in sostituzione del vescovo. Inoltre sono intervenuti un centinaio di amici e benefattori, tra cui vogliamo citare il senatore Rascaglio, i signori Binda e altri. Padre Gesuino, rettore della Comunità, ha voluto presentare il frutto di questa lunga presenza, ossia alcuni Saveriani cremonesi tornati di recente dalla Sierra Leone, dalla Scozia e citare il nome di altri che lavorano in tutto il mondo.

A presiedere la celebrazione è venuto da Roma p. Renato Trevisan consigliere della Direzione Generale. Nel suo discorso ha presentato a grandi linee il lavoro svolto dai Saveriani nelle varie missioni in tutto il mondo. La missione oggi non si discosta dalla situazione difficile come quella che ebbe ad affrontare s. Francesco Saverio nel suo tempo.

Per ambientarci all'Oriente del Saverio ha animato la celebrazione p. Stefano, che è stato per tanti anni missionario in Indonesia. All'offertorio sono stati portati all'altare alcuni doni simbolici, prodotti dell'artigianato indonesiano: un calendario di bambù ad indicare il tempo, che ci è stato dato per spenderlo bene; un punteruolo di legno, che le donne batak usano per piantare il riso, simbolo del lavoro; il kriss, il pugnale malese, simbolo dell'eredità familiare; una barca di caucciù, fatta dai dayak del Borneo, alla maniera delle navi pirata, simbolo dei trasporti; un angklung, strumento musicale giavanese in bambù, simbolo del fare; e infine una statua in porcellana del Buddha con 24 braccia, simbolo della divinità che porta i doni e la prosperità all'uomo e come pure delle religioni.

Subito dopo, ecco l'offerta del pane e del vino per il sacrificio come redenzione di tutte le religioni e di tutti i popoli. La festa è continuata con la cena fino oltre mezzanotte. Ha dato vivacità alla Messa e alla convivialità il coro "Costanzo Porta" del duomo, tutti giovani dai 18 ai 25 anni, compreso il direttore Antonio Greco.



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