Emilia Romagna: La famiglia e la missione
Una speranza per il mondo attuale
I centri missionari dell’Emilia Romagna si sono ritrovati a convegno a Pinarella (Ravenna) il 2 e 3 settembre, sotto la regia del centro missionario di Reggio Emilia. Sono intervenuti i vescovi di Forlì e di Ravenna, mons. Lino Pizzi e mons. Giuseppe Verucchi. I partecipanti, tutti addetti ai lavori, erano una sessantina, più i loro bambini.
Un argomento impegnativo
A noi saveriani è piaciuta la scelta di Pinarella, per la sensibilità missionaria dimostrata con don Lorenzo prima e poi continuata con don Ugo. Ci ha fatto piacere vedere l’ampio risalto che l’evento ha trovato nei vari settimanali diocesani. E, sempre attenti a ciò che avviene nella chiesa, specialmente nel suo aspetto missionario, sentiamo il dovere di coinvolgere anche i nostri lettori.
È difficile fare un riassunto delle due giornate. I temi erano tutti interessanti: “la famiglia inviata dalla chiesa: ispirazione, sostegno e mandato”; “la famiglia accolta nella missione: inserimento, testimonianza ed evangelizzazione”; “la famiglia rimpatriata: nuovo mandato e nuovo progetto”. Già solo dai titoli, si intuisce la vastità e l’importanza della famiglia nella chiesa e nella sua missione.
Non possiamo nemmeno riassumere la relazione del prof. Francesco Grasselli: sono quindici pagine piene! Meriterebbero una pubblicazione a parte, come ottimo ricostituente di tante famiglie e sorgente di nuove energie per la missione.
Dal meno viene un più?
Provo solo a fermare la vostra attenzione su un punto toccato dal Grasselli nella sua relazione: la crisi della famiglia attuale. Mentre scrivo, alla radio sento parlare di “scuola disfatta’’: anche la scuola è in crisi, come la famiglia.
Benedetto XVI, tra i tanti e importanti messaggi che ha mandato al mondo dalla sua Baviera, uno in particolare ha colpito le mie orecchie di missionario. Come prova della mancanza di religiosità, il papa ha detto che anche nei riguardi delle missioni, noi siamo più generosi con le richieste di aiuti umanitari e meno generosi per la diffusione della fede. Quindi, anche le missioni attraversano un momento di crisi. Come missionari, non possiamo accettare il detto, “mal comune, mezzo gaudio”. Dobbiamo trovare una via di uscita!
Una speranza concreta
Non voglio essere utopistico. Ma sono convinto che famiglia e missione, consapevoli della crisi che le investe, possano trovare la propria salvezza e la ripresa della propria vitalità, nello scambio reciproco dei valori che posseggono. La missione è annuncio della buona novella. La famiglia è la cellula in cui si personalizza l’amore: né l’una e né l’altra possono conoscere “la disfatta”. Convinti e corroborati da questi valori, crediamo che la missione possa salvare la famiglia. E la famiglia può diventare la migliore testimone del vangelo. Perché la famiglia, “piccola chiesa”, è per sua natura missionaria, come la “grande chiesa”.
Questa è una speranza che non delude, ma dipende anche da ciascuno di noi farla diventare realtà.
Pensiamoci ogni giorno, anche con l’aiuto del calendario missionario che vi alleghiamo.








