Dio è Padre di tutti, “È ora di fare comunione”
Fin da ragazzo mi sono interessato alle missioni. Leggevo le riviste, ascoltavo i missionari che ci visitavano, confrontavo la situazione della mia diocesi con quella dei paesi non evangelizzati... E sono arrivato alla conclusione che la chiesa di Jesi non sarebbe stata vera chiesa "cattolica", se non fosse presente anche al di là dei suoi confini territoriali. Poco a poco ho capito che il Signore mi voleva missionario...
Nel 1959 sono entrato nella famiglia saveriana e nel 1968 sono partito per il Brasile, dove lavoro come missionario da 37 anni. Missionario non si nasce. Ogni giorno si impara un po’ e non si arriva mai in fondo.
La missione s’impara e si pratica, giorno per giorno. Non solo in Brasile, ma anche in Italia.
Se è così, io non ci sto!
Tutte le volte che vengo in Italia, dopo anni di lontananza, resto sbalordito dalla quantità di cose belle e buone che gli italiani possiedono. I surpermercati, le strade intasate di macchine, le mense imbandite... Penso: "Come sarebbe bello se anche i brasiliani, gli africani, i popoli dell'Asia, tutti potessero godere di quest’abbondanza!". Ma qualcuno mi avverte: "No, se tutti i popoli volessero vivere allo stesso livello nostro, le risorse mondiali si esaurirebbero rapidamente. Questo modello di vita può perdurare solo se rimane riservato a una parte dell’umanità!".
Se è così, allora io non ci sto. Io credo in Dio, che è “Padre di tutti”; non solo degli italiani. Non posso ammettere che ci sia tanta parzialità nella distribuzione dei beni. Tanto più che vedo sotto i miei occhi uno spreco insensato dei doni di Dio. Basta avvicinarsi ai cassettoni dei rifiuti. Basta osservare le malattie più frequenti tra gli italiani... Noi sprechiamo i doni di Dio; ci ammaliamo perché li usiamo male; viviamo in modo insensato.
Impariamo a distribuire
Sono testimone della situazione di miseria in cui vivono milioni di figli di Dio dall'altra parte dell'oceano. Sento perciò il bisogno di dire una parola agli amici italiani: "È ora di fare comunione!". Ci vorrebbe una nuova evangelizzazione, a partire dall'uso dei beni.
Un tardo pomeriggio in Galilea, le folle erano affamate. Gli apostoli avevano proposto a Gesù: "Mandali via, così ciascuno si cerca da mangiare". Gesù non è stato d'accordo: "Niente affatto. Date voi da mangiare alla gente!". E Gesù prese il pane, rese grazie e lo diede ai discepoli; e i discepoli lo distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e ne avanzò.
Dio ha dato alle sue creature la capacità di sviluppare tecniche adatte a produrre i beni sufficienti per tutta l'umanità. Purtroppo, noi siamo capaci di ricevere dalle mani di Dio, ma incapaci di distribuire agli altri. I doni di Dio ce li teniamo per noi. Siamo così diabolici, che riusciamo ad annullare il miracolo della moltiplicazione dei pani.








