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Mai come adesso il mondo appare come un luogo di sofferenza e pianto. Sofferenze antiche e pianti infiniti di chi fatica a dare senso o avere pace da una vita sempre piena di imprevisti faticosi o tristi. Nello stesso tempo, questo mondo è in continua creazione, sofferta come un parto, ma vitale.

Il 4 ottobre mi trovavo in una bella chiesa settecentesca, alla periferia di Brescia. Ero stato invitato dal parroco, don Sergio, ad aprire la settimana Mariana, avvenimento quinquennale in quel borgo di 1700 anime. Il contesto è quasi rurale: sembra un paesino di campagna. La gente è accorsa numerosa e occupava praticamente tutti i posti disponibili. L’atmosfera era solenne con le volute dell’incenso del turibolo e il bel suono dell’organo che accompagnava i canti. C’era un’attesa palpabile. Le persone, in questi tempi, desiderano sentire una parola buona, una buona notizia che dia di nuovo energie per uscire dal torpore di questa pandemia e riprendere la missione. C’è bisogno di fondamenta solide per non sentirsi portati via dalla furia delle acque. C’è bisogno di energia per riprendere la missione di Gesù, iniziata da Lui e mai finita, quella cioè di costruire il Regno di Dio: Pace, Giustizia, Vita e Verità.

al Madonna chiesa FolzanoChi più della Vergine Maria può aiutarci ad annunciare che Dio vuole liberare la creazione dall'iniquità per introdurla nella libertà dei figli di Dio, ovvero nella speranza e nella gioia promesse da Cristo? In tutto questo nostro operare, la bella presenza di Maria nella vita della gente è lì ad indicare cosa dobbiamo fare, ma prima di tutto come dobbiamo essere dentro. Gesù non ci chiama servi ma amici, perché condivide con noi il progetto della salvezza di Dio Padre, che può portare anche al dono della propria vita. Numerosi, infatti, sono i missionari e le missionarie (ma non solo) che ogni anno sono uccisi per la loro testimonianza evangelica.

Ci siamo lasciati alle spalle ottobre, mese del rosario e mese missionario. Essere missionari significa vivere Gesù e annunciarlo con la vita di tutti i giorni. È la nostra vita, il nostro modo di fare, di parlare e di agire che deve racchiudere il tesoro del vangelo: l’amore di Dio. La festa di San Francesco di Assisi all’inizio di ottobre, ci indicava un modo esemplare di essere missionario. Un santo che ha cambiato l’Italia e la Chiesa senza scrivere molto, ma facendo della propria vita un annuncio della Buona Notizia, tanto da portare sul suo corpo i segni della passione di Gesù, le sante stigmate.

Le sue origini gli avrebbero permesso di essere altro. È quasi scacciato dagli stessi suoi frati, che aveva attratto e radunato, per la sua vita “esagerata” nell’amare il Signore. Francesco ci cade addosso in questo momento. Infatti non possiamo trovare scorciatoie nell’essere figli di codesta madre dei dolori. Ella, con la sua vita, ci accompagna sul sentiero che ci fa entrare, per la porta stretta (in salita!) nel Regno dei Cieli. La recita del Santo rosario percorre i misteri della vita di Maria e ci ricorda pure la sua Pienezza di Grazia e disponibilità, lei che era strettamente legata al figlio Gesù.
Il primo suo gesto è stato andare a servire la cugina Elisabetta con un viaggio faticoso. Gesù dice: “Chi è mia madre? Chi sono i miei Fratelli? Coloro che fanno la volontà del Padre mio che è nei cieli sono mia madre e i miei fratelli”. E dove troviamo la volontà del Padre? Nelle parole di Gesù: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”. “E Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Noi saveriani siamo nel tempo del santo Conforti. Annunciatore del Regno, pur non potendo andare ai lontani si è consumato perché altri potessero farlo. Ha vissuto un periodo storico terribile. Nato nel 1865, cinque anni prima della presa di Roma e dell’unità d’Italia, erano tempi di anticlericalismo feroce, di esasperazione che portarono alla guerra. Guido morì il 5 novembre 1931, passando attraverso la prima guerra mondiale, scioperi sanguinosi e il Fascismo.
Fu uomo coraggioso, capace di dialogo e di portare la pace anche tra un clero non sempre unito. San Guido Conforti oggi è contornato dai suoi missionari che, combattuta la buona battaglia, hanno terminato la corsa della vita. Quest’anno, purtroppo, sono più numerosi del previsto, a causa di questo subdolo virus. San Conforti ci guarda e ci benedice. Ne abbiamo davvero di bisogno, soprattutto per capire bene la strada da intraprendere.



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