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Caro direttore, ho letto il tuo editoriale di settembre, "il sacrosanto silenzio di Dio". Tutto vero ciò che denunci, anche le tante domande che senti. Mi fermo su una: "fate bene a difendere i nascituri, ma perché lasciate che uccidano i bambini già nati?". Sono un'operatrice sanitaria. Mi fermo e penso: dove e quando sento difendere la vita che è già, ma non ancora nata? Al primo cenno di una possibile malformazione del nascituro, tutti si agitano e pensano che no, un bimbo non sano sarà infelice per sempre; perciò meglio abortire.

Ma quando sento difendere questo "piccolo uomo" che è il più povero dei poveri, perché incapace di difendersi?

Sì, dal papa, da qualche vescovo e prete coraggioso e poi, da un manipolo di uomini e donne che credono nella vita e aiutano, ascoltano e corrono, a volte come dei carbonari, per salvare un bimbo e donare alla mamma la salvezza, cioè la gioia per la scelta compiuta.

Sento spesso invocare la famosa "libertà della donna". Ma chi parla di "libertà", ha mai fatto un colloquio con una donna in angoscia per aver buttato una vita? Ha mai accolto confidenze che partono dal cuore dilaniato di una donna? Credo proprio di no. Tanti alzano muri di cemento armato, in nome della "libertà". Poche volte, invece, sento un trapano che apre il muro per "estrarre" il cuore della madre, felice di uscire da quel foro per guardare gli occhi, unici e irripetibili, del suo bimbo.

Leggo quanto bene viene compiuto nei piccoli ospedali delle nostre missioni. Ma qui in Italia un bimbo è poco difeso. E il pericolo maggiore si trova proprio nell'utero di sua madre. Oggi in Italia c'è più protezione per gli animali che per i bambini. Penso a questa città del nord - cattolica, opulenta e sazia -, dove gli aborti dopo i tre mesi di gravidanza sono del 7,2 per cento (mentre la media in Italia è del 1,7 per cento!). Abbiamo perso la dolcezza dell'amore dei bambini.

Diceva madre Teresa: "Chiedo più persone che difendano i non nati". Saluti.

  • Carla, Sovizzo.

Cara Carla,

ti ringrazio per aver ascoltato le domande di un missionario. Sono domande su questioni fondamentali, che toccano la coscienza di chi ha la testa sulle spalle e il cuore che batte d'amore per l'umanità. Domande tutte collegate tra loro, come anche le loro risposte. Chi si impegna su una, ha l'occhio aperto su tutte. Hai fatto bene a fermarti e a pensare sulla "vita che è già, ma non ancora nata". Ci hai aiutato a fermarci e a pensare, tutti.

Siamo "sazi". Anzi, siamo insaziabili! Quando ciò che abbiamo non ci basta ancora. Quando abbiamo paura che perfino i bambini ci tolgano la "libertà" di essere felici. Quando il loro sorriso non ci attira né ci interessa più di tanto. Quando il loro pianto ci aumenta il mal di testa fino a farci... imbestialire!

Siamo insaziabili nel nostro egoismo. L'impegno di donne e uomini come te - e come di tanti preti e religiose - che sollecitano e ascoltano le confidenze, e incoraggiano la vita ad essere e a nascere, è un impegno "pino". Dio gioisce nel comunicare a tutti la gioia. E noi non riusciamo ad essere felici finché non accogliamo la felicità dei bambini, per conpiderla con la vita: che è da generare, da far nascere e crescere con noi.

p. Marcello, sx



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