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Dal cassetto dei ricordi, Storia del sardo p. Lampis

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Qualche tempo fa ho ricevuto una lettera interessante: "Cari saveriani, con mia sorella Sofia ricordiamo sempre l'anniversario della morte (6 maggio) di p. Angelo Lampis, nostro zio missionario in Cina. Padre Angelo scriveva abitualmente a nostra mamma. Nel 1937 era venuto in Sardegna ed è venuto anche da noi, ma purtroppo trovò la mamma sul letto di morte (aveva 39 anni) e noi sette figli.

Tornò in Cina, ma non ci ha mai dimenticato. Ha seguito ciascuno di noi nella crescita e nelle scelte di vita. Nostro fratello, ordinato sacerdote a 22 anni, voleva partire missionario, ma il vescovo non lo permise. Però, la canonica di Paulilatino, dove viveva, era sempre aperta ai saveriani. Quando p. Angelo venne espulso dalla Cina, era di casa con mio fratello e mia sorella.

Ho pensato di inviarvi quanto ho trovato nel cassetto, che si riferisce a p. Lampis; penso che sarebbe doveroso archiviare articoli e lettere".                                                                         

  • Gesuina e Sofia Murtas.

Il cappellano dei briganti

Prima di mandare le lettere in archivio a Parma le ho lette e così ho imparato a conoscere chi erano p. Angelo Lampis e i suoi famigliari. Ho scoperto anche perché da Paulilatino sono arrivati due missionari saveriani: don Serafino Muscas e p. Salvatore Mellai.

Padre Angelo Lampis è stato il primo saveriano sardo. Nato ad Arbus nel 1901, era stato ordinato sacerdote nel 1924. Partì subito per la Cina, dove lavorò per 26 anni in tre missioni: Lu-shan, Hsou-chow e Tientsin. In uno scritto indirizzato ai suoi confratelli si era firmato come "futuro cappellano dei briganti", ma poi ne era diventato addirittura "il parroco".

I primi anni nella regione dell'Honan, infatti, furono segnati dalla lotta tra l'esercito e i briganti che spadroneggiavano. Poi c'era stata la guerra cino-giapponese del 1931, che distrusse quel poco che i cristiani possedevano. Padre Angelo visse l'esperienza del campo di concentramento, che lo separò dal "gregge" che aveva amato e allevato con spirito paterno.

Donarsi totalmente agli altri

Dopo i bombardamenti, aveva provato anche la prigionia dei giapponesi a Neishiang dal 1942 al 1945, assieme ai confratelli fedeli alla scelta fatta. Il suo nome "Lampis" in cinese era stato tradotto con "Luminoso", in cinese "Loei ming leang".

Nel 1948 si trovò in missione con p. Alfeo Emaldi e p. Amatore Dagnino. Questi consigliava di "avere ginocchia da cammello, spalle da somarello, bocca da porcello", nel senso di pregare fino ad avere i calli alle ginocchia, portare i pesi del lavoro missionario con costanza e calma, assuefarsi a qualunque cibo e accontentarsi.

Con l'avvento di Mao fu spazzata via, almeno ufficialmente, ogni presenza cristiana. Padre Lampis e altri missionari, dopo un processo di tre ore, furono allontanati per sempre dalla Cina. Era il 17 ottobre 1951. Iniziò così il periodo di formazione nelle case apostoliche in Italia, per insegnare ai giovani a donarsi agli altri e sentirsi di tutti, senza confini di patria e di sangue, a dare ai fratelli tutto ciò che si ha e si è, senza guardare la lingua o la razza, la religione o la civiltà.

Natale in famiglia dopo 37 anni

Ecco cosa scrisse in una lettera del 18 dicembre 1952. "Carissimi nipoti, penso che per le feste del santo Natale siate tutti riuniti in famiglia. Imploro su ciascuno le benedizioni di Gesù Bambino. Anch'io, andrò ad Arbus e vi starò una quindicina di giorni. Sono ormai 37 anni che non pranzo a Natale in famiglia. Immaginate la consolazione dei genitori e della mamma in particolare... Questo Natale sarà per lei una grande gioia. Dal paradiso ci guarderà contenta.

Sono certo che tutti vi accosterete alla santa Comunione e così Gesù Bambino nascerà veramente nel nostro cuore. Non dimenticate di dire una preghierina per il vostro missionario: ha tanto bisogno dell'aiuto del Signore. Anch'io vi prometto di ricordarmi di voi, in particolare nella santa Messa. Vi mando la mia benedizione. Un saluto particolare al papà. Aff.mo, p. Angelo Lampis".

Accogliamo questo suo invito, per vivere un santo Natale con tutti i missionari nel mondo.



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