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Frequentavo la 1a media nel Seminario di Conversano (BA). Durante la proiezione, tratta dal racconto "Lascialo andare"; mi commossi alle vicende del giovane protagonista che aveva dovuto lottare e soffrire per l'opposizione della famiglia alla sua scelta missionaria, tanto che un compagno (che aveva i miei lagrimoni) mi chiese se ero disposto anch'io a tentare questa avventura. E perché no? Risposi. Da quel momento non desiderai altro che diventare  missionario.

Correva l'anno 1956 e avevo 12 anni. A causa dell'opposizione paterna ai miei "capricci", dovetti attendere la fine del liceo nel Seminario Maggiore di Molfetta prima di realizzare il mio sogno, con una rocambolesca fuga solitaria dalla Puglia al Piemonte. Fui accolto dai missionari Saveriani nel loro Noviziato a Nizza Monferrato il 2 ottobre 1963. Fui ordinato sacerdote dal mio vescovo mons. Antonio D'Erchia l'11ottobre del 1969 a Castellana Grotte (BA), il paese in cui sono nato, tra i miei parenti, non solo rappacificati, ma anche orgogliosi del loro missionario. Il vescovo D'Erchia aveva conosciuto personalmente il Fondatore dei Saveriani, il beato Conforti, e ne era rimasto, a suo dire, affascinato.

Fui destinato dapprima al seminario Saveriano di Ancona come formatore; poi, il 25 gennaio del 1973, partivo per la missione dell'Indonesia, dopo aver ricevuto il crocifisso dei partenti nella gremitissima chiesa Madre di Castellana, ancora una volta dalle mani del vescovo D'Erchia. Ricorreva la festa delle "fan ove", i caratteristici falò in onore dell Vergine della Vetrana, speciale patrona della città.

Prima missione: Sumatra, Indonesia

Lavorai per due anni a Padang (Sumatra Occidentale), tra i poveri del gruppo etnico Nias, come parroco itinerante dell'immensa periferia della città. Riuscii ad organizzarli in cinque Comunità cristiane di base, ad avviare con loro progetti di promozione umana e ad assicurar e ai bambini una buona istruzione. Ero convinto che dalla scuola sarebbero potuti venire un giorno dei leader capaci di far fare un salto di qualità a tutto il gruppo Nias.

Da Padang fui inviato nel 1976 nella Provincia del Riau Orientale, sul Mar Cinese Meridionale. La mia nuova "parrocchia" comprendeva l'intera regione solcata dal fiume Indragiri, un nastro tortuoso di circa 500 chilometri, e una dozzina di comunità cristiane. Alla sua foce fondai la missione di Kempas Jaya per i trasmigranti dell'isola di Giava, povera gente costretta con la forza a lasciare i villaggi e le bidonville delle sovrappopolate metropoli dell'isola di origine, per colonizzare quell'area fertile ma estremamente insalubre.

Al termine del terzo anno di servizio pastorale, e in procinto di portare l'annuncio evangelico a una tribù nomade dell'interno (i Talang Mamak), la parrocchia dell'Indragiri venne affidata ad un missionario francese delle Missioni Estere di Parigi, espulso dal Vietnam dopo anni di prigionia e di indescrivibili sofferenze, riluttante a tornare definitivamente in patria.  A me fu proposto di lavorare ancora una volta in Italia come formatore nel Seminario saveriano di Salerno (1978).

In Africa, Sierra Leone

Cinque anni dopo venivo destinato alla Sierra Leone a motivo delle difficoltà burocratiche che da qualche anno impedivano ai missionari di rientrare in Indonesia. Per la mia partenza, ottobre 1985, fu il nuovo vescovo di Conversano-Monopoli, mons. Domenico Padovano, a consegnare a me e a p. Mimmo Pietanza (un Saveriano di Mola partente la prima volta per il Bangladesh), il Crocifisso e il Vangelo da portare alle genti.

Ho lavorato in Sierra Leone per più di undici anni. Dopo un servizio pastorale tra i Limba e i Temne di Portloko e come segretario del vescovo di Makeni, mons. Giorgio Biguzzi, nel 1988 venivo destinato alla missione di Lungi, come parroco e cappellano dell'Aeroporto Internazionale di Freetown.

Nacquero nuove comunità cristiane di base, progetti di sviluppo e tre scuole elementari per estendere il beneficio dell'istruzione ad altre centinaia di bambini nei centri di Yongoro, Musaya e Wallah. Nello stesso tempo, con l'aiuto della gente locale e degli amici italiani, furono costruite tre nuove chiese nei distretti di Kaffo Bullom e del Lokomasama.

Petifu, capoluogo del Lokomasama, l'l 1 dicembre del 1992 volle riservarmi una simpatica sorpresa, incoronandomi Paramount Chief, capo onorario della Regione dove la Chiesa Cattolica era presente con sei scuole elementari, una scuola superiore, due progetti agricoli e le chiese di San Paolo (Petifu) e della Beata Bakhita (Komrabai). Ma la soddisfazione più grande fu indubbiamente la risposta alla vocazione sacerdotale e alla vita religiosa di due giovani della parrocchia Holy Cross.

Nel 1994 tornai in Italia per un anno di aggiornamento in occasione del mio 25° di sacerdozio. Nell'anno successivo partii per la Sierra Leone, nonostante la guerra civile imperversasse nel Paese e dall'alto venisse sconsigliato il rientro dei missionari. Fui assegnato alla parrocchia di Magburaka, nel lontano distretto di Tonkolili. Il personale vi aveva subito, negli ultimi tre anni, un pesante stillicidio a motivo della cagionevole salute di alcuni missionari, e soprattutto a causa della guerriglia e delle frequenti incursioni di ribelli e banditi.

A Magburaka, popolosa "cittadella di studi" con scuole di ogni ordine e grado, mi impegnai sul fronte della gioventù, provata da una guerra fratricida che stava distruggendo ogni buon ideale di vita e la voglia di impegnarsi per un futuro migliore. Si giunse gradualmente alla creazione del Centro Giovanile "Conforti", dove gli adolescenti potevano incontrarsi ed essere formati attraverso lo sport, la catechesi e l'impegno sociale.

Per le migliaia di rifugiati e di feriti a causa della guerra civile, la missione offrì la più ampia disponibilità nel coordinare gli aiuti umanitari in collaborazione con le Organizzazioni Internazionali operanti sul territorio. Assicurammo anche ai campi profughi di Magburaka e di Matotoka gli aiuti sanitari indispensabili e l'assistenza gratuita ai malati gravi.

Oggi in Italia, nei Seminari

Fiaccato dalla malaria e da una insidiosa epatite, dovetti lasciare la Sierra Leone per una pausa di riposo e di cure mediche in Italia. Non appena ristabilito nel corpo e nello spirito, nel maggio 1997 mi fu proposto di lavorare come Visitatore dei Seminari d'Italia. per conto della Pontificia Unione Missionaria del Clero, di cui il  Beato Guido Maria Conforti fu primo Presidente. Sono certo che Egli mi guarda con compiacenza dal cielo; ma so di non deludere: appena possibile scapperò di nuovo in Sierra Leone.

p.Vito Scagliuso


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