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Spesso pubblichiamo articoli di saveriani che parlano di sé e della propria esperienza missionaria. Ma ci chiediamo: come sono visti i missionari dai propri famigliari? Ecco un esempio...

Pierino è il mio "fratellino" più piccolo perché è più giovane di me di sette anni. Vista la differenza di età non giocavamo spesso insieme, ma ricordo che da ragazzo lui si divertiva molto a stare con i compagni di scuola o con gli amici dell'oratorio. Ma quando poteva, preferiva entrare da solo nella sua cameretta dove metteva insieme un tavolino coperto da una tovaglia, una sedia, una valigia e una scatola qualsiasi. In questo modo, formava un altare, completato da un Crocifisso e da alcune immagini della Madonna e dei santi. Diceva alla mamma che così, dopo aver fatto i compiti, celebrava la Messa come faceva il curato.

La preghiera... tranquilla

Credo proprio che la vocazione di Pierino sia nata quando era bambino. Infatti, erano numerose le occasioni in cui, nonostante il carattere aperto, lui preferiva ai giochi con gli amici la preghiera al Signore in luoghi tranquilli. Questo fatto ha sempre incuriosito noi fratelli maggiori.

La risposta l'abbiamo avuta appena finite le elementari, quando Pierino ha confidato la sua vocazione prima a mamma Pierina, poi a papà Giuseppe e in seguito a noi fratelli. Questa confidenza destò stupore e ammirazione in noi, per la scelta di un cammino così difficile e diverso dal nostro. Subito i nostri genitori si sono interessati per sapere come comportarsi di fronte a questa decisione. Chiesero un incontro con don Luigi Magnacavallo, parroco di Cigole, il paese dove abitavamo dopo esserci trasferiti da Gottolengo dove siamo nati.

Dopo il colloquio con il parroco, i genitori hanno iscritto Pierino al seminario diocesano di Brescia. Da quel giorno sono passati 12 anni di studio prima che Pierino potesse arrivare all'ordinazione sacerdotale; dodici anni in cui è stato sempre più convinto, sicuro e deciso della sua scelta. La festa in famiglia e in parrocchia per la celebrazione della sua prima Messa a Cigole è stata davvero grande e memorabile.

La svolta missionaria

Sei anni dopo la sua ordinazione sacerdotale venne a mancare la mamma. Don Pierino che già coltivava la passione missionaria, decise di diventare saveriano. Completato l'anno di noviziato, proprio un mese prima della partenza per il Burundi, morì anche papà. Ma neppure questo evento doloroso fermò la "corsa" di p. Pierino verso l'Africa, dove rimase nove anni, prima di essere costretto a lasciare la missione insieme agli altri saveriani per decreto di espulsione da parte del presidente burundese.

La tappa successiva fu negli Stati Uniti, a Chicago e a New York, dove p. Pierino rimase sette anni. Ma poi il ritorno in Africa, questa volta in Camerun e Ciad, dove p. Pierino ha lavorato per 18 anni, ricoprendo anche il ruolo di superiore dei saveriani impegnati in quelle nazioni.

Lo aspettiamo nel 2010!

In seguito, p. Pierino è stato assegnato ancora al Burundi. Si può proprio parlare di un "ritorno alle origini". Da cinque anni è responsabile ed economo della comunità d'animazione missionaria e vocazionale a Bujumbura, dove attualmente vivono 16 studenti di filosofia, aspiranti missionari.

A Dio piacendo, dopo 40 anni di missione, a giugno del prossimo anno p. Pierino tornerà a casa per i consueti tre mesi di vacanza e riposo. Abbiamo già iniziato il... conto alla rovescia. Sarà l'occasione per fare una bella... revisione al motore e per incontrare amici e parenti.

Passerà così i mesi estivi, accolto come sempre a braccia aperte dalla nostra numerosa famiglia e dalla comunità saveriana di Brescia, che è diventata la mia seconda famiglia, grazie ai ritiri spirituali di Natale e Pasqua, alla festa annuale con i famigliari, alla frequente collaborazione e all'amicizia profonda che si è instaurata tra noi e la grande famiglia saveriana.



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