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Si sta concludendo un’estate difficile. Il cambiamento climatico fa notizia solo per la conta dei danni dopo i devastanti nubifragi che qua e là colpiscono l’Italia e il mondo. Tocchiamo con mano aspetti che fino ad alcuni anni fa non ci appartenevano. Eppure, non sembra apparire all’orizzonte un nuovo modo di concepire gli stili di vita. Tutto è demandato all’iniziativa personale oppure alla buona volontà del proprio quartiere o del comune di residenza. Meglio di niente. Ma ai piani “alti” è tutto un gioco di proposte, ricatti, passi indietro e così si va avanti di rimando in rimando, perché la paura di toccare gli interessi di questa o quella parte è sempre enorme. E sul ‘però’ ogni iniziativa si blocca.
È stato un periodo di drammi umani e civili. Non ultimo il terremoto in Marocco che al momento conta un bilancio ancora provvisorio. L’aspetto generale però che ci interroga, dopo una carrellata di eventi tragici, è uno solo: la vita ha ancora un valore profondo? Non mi appassiona la cosiddetta cronaca nera. Non seguo morbosamente le vicende di violenza e ferocia che riempiono i giornali e fomentano rabbia nella direzione sbagliata, spesso attraverso i social network, una delle peggiori armi di distruzione di sentimenti dei nostri giorni. Caivano, Palermo e non solo producono decreti e leggi restrittive che possono dividerci tra favorevoli e contrari, tra minigonna/birra sì e minigonna/birra no. Ma la riflessione è un’altra e la ribadisco qui da genitore, da osservatore attonito e talvolta inerme di fronte a tanto degrado. La vita è ancora rispettata? Ha un significato? L’educazione può tornare al centro del dibattito politico, familiare, scolastico? La scuola e chi la abita è in grado di insegnare pagine di vita? E noi genitori ascoltiamo bisogni, aspirazioni e sofferenze dei nostri figli? Torniamo a nostra volta sui banchi per conoscere le piattaforme su cui i nostri figli smanettano ogni giorno e con sempre meno controllo? Ci confrontiamo sull’amore, sul sesso, su fumo e l’acool?
Lo scrittore Gianni Rodari scriveva: “Fa’ la punta alla matita, corri a scrivere la tua vita. Scrivi parole diritte e chiare: amore, lottare, lavorare”. Mi sembra un manifesto ancora attuale. Sicuri che valga solo per le nuove generazioni?      



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