Continuiamo a parlarne…
In questi mesi sto seguendo, qui a Brescia, il presidio permanente per la Pace in Palestina, iniziativa di un gruppo di persone che si ritrovano tutte le sere nel centro storico della città, per chiamare l’attenzione sulla tragedia di Gaza, dove è in atto un genocidio, come attesta la Commissione d’inchiesta dell’ONU. La tregua, infatti, è una farsa: sono almeno 327 i bambini uccisi dall’inizio del ‘cessate il fuoco’ ad oggi.
Personalmente, rimango ammirato dall’esempio di queste persone, che dedicano tempo, energie e risorse per scuotere l’opinione pubblica e denunciare quanto sta avvenendo in Palestina. Lo fanno attraverso striscioni, volantini, camminate, dibattiti, proposte di film. L’iniziativa, che prosegue da mesi, si tiene non solo a Brescia, ma in tante altre piazze d’Italia. I promotori hanno a cuore il bene dell’umanità e credono nel dialogo tra i popoli, nel disarmo, nella Pace mondiale, nella giustizia.
Anche le Chiese e i cristiani, insieme agli uomini e donne di buona volontà, dovrebbero prendere le difese del popolo palestinese, contro i genocidi e la guerra a pezzetti in atto nel mondo, come diceva papa Francesco. Oggi, la pace mondiale è messa a dura prova di fronte alla prepotenza, al diritto internazionale calpestato, ai diritti umani e dei popoli sempre più disattesi. Non prendere posizione sarebbe un suicidio. Tacere, minimizzare o rimanere indifferenti di fronte al dramma di Gaza significa diventarne complici e lasciare che il mondo vada irrimediabilmente verso la rovina. Il festival della Pace di Brescia (13-29 novembre: festivaldellapace.it) ci aiuterà a riflettere sul mondo che ci circonda, allo scopo di pensare un futuro diverso (e migliore) per l’intera umanità.
Il testo “Kairos Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio” parla dell’azione di questo Movimento nonviolento ecumenico cristiano palestinese che alza una voce profetica contro l’oppressione in corso. Si rivolge alle Chiese e ai cristiani di tutto il mondo, affinché rifiutino l’ingiustizia e l’apartheid e lavorino “con coraggio per una pace giusta e duratura”. I cristiani palestinesi scrivono ai cristiani di tutto il mondo per denunciare l’invasione israeliana dei territori, così come la violazione del diritto internazionale. Un percorso condiviso fatto di incontri, idee e partecipazione.
Mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura-Gravina-Acquaviva e presidente di Pax Christi Italia, durante l’iniziativa dei “Preti contro il genocidio” a Roma, ha affermato: “Dobbiamo cominciare ad assumere come nuovo vocabolo della pace la nonviolenza e la giustizia sociale. Qualcosa si sta muovendo, nella Chiesa ma anche nella società civile (…) Siamo sulla strada giusta, anche se abbiamo bisogno, nella Chiesa, di un’ulteriore riflessione (…) e anche se il percorso dei profeti, di ieri e di oggi, credenti e non credenti, è quello di non essere ascoltati. Questo però non ci spaventa: dobbiamo continuare a parlare”.
E sempre mons. Ricchiuti ha ricordato le parole di papa Leone XIV: “Siamo chiamati a disinnescare le ostilità, a cancellare dal nostro vocabolario il termine nemico. Per il cristiano non c’è nessun nemico, c’è solo il fratello da incontrare, con cui discutere, negoziare e trattare, senza ricorrere alla spada”.
Per Ricchiuti è necessario di fare luce su ciò che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania: “Non si può tacere di fronte a tutto questo o, sempre in nome della verità, giustificare in qualche modo un crimine che sta avvenendo contro i palestinesi, calpestando il diritto internazionale. Più volte l’Onu ha levato la sua voce denunciando questi crimini mentre Israele riceveva solidarietà - fatta eccezione di alcune nazioni - appoggio politico e, soprattutto, armi. Le Chiese cristiane nel mondo avrebbero dovuto alzare la voce e non cedere a derive sioniste con il silenzio o, ancor peggio, con il giustificare violenze e massacri”.







