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In guerra, la prima vittima è l'uomo

Padre Meo Elia, direttore della rivista saveriana "Missione Oggi", ha tenuto una conferenza dibattito sul tema "In ogni guerra la prima vittima è l'uomo".

Quarant'anni della "Pacem in terris"

I Vescovi italiani ricordano: "Le guerre possono finire, ma episodi di violenza, di esclusione, di razzismo, di rifiuto, di disprezzo della vita, rimangono ogni giorno sotto gli occhi di chi ha vissuto queste esperienze e dentro la quiete apparente delle nostre città e de11e nostre case. Si consumano ne11e relazioni politiche, economiche e nei rapporti sociali che mettono a confronto diversità di ogni genere".

A quarant'anni dalla "Pacem in Terris" di Giovanni XXIII, la guerra non può più essere considerata strumento di giustizia.

Il videogame della guerra

Il relatore Padre Meo ha ricordato che in ogni guerra sono i civili a pagare il prezzo più alto. Ma non si sente il loro grido di dolore. Dagli schermi dei nostri televisori gli scoppi e i bagliori provocati dalle micidiali armi moderne sembrano sequenze di un tragico e irreale videogame. I danni non si esauriscono con la fine del conflitto. Si continua a morire per radiazioni, contaminazioni o per l'esplosione di mine antiuomo, abbandonate sul territorio.

I costi della guerra moderna sono molto alti, sia per quanto riguarda i rapporti tra le persone ed i popoli che per quanto riguarda i danni materiali da essa provocati.

Accaparrarsi le risorse

I conflitti moderni sono generati dalla volontà di accaparrarsi e spartirsi le risorse, economiche ed energetiche, da parte delle superpotenze, che intendono così assicurare la propria egemonia sul resto del mondo. Il terrorismo, oltre che dei cosiddetti fondamentalismi religiosi, è frutto de11a strumentalizzazione della disperazione delle nuove generazioni, che si sentono ingannate dai governanti.

Non si può avere una superpotenza militare ed economica, senza concorrenti e che sfugga al controllo di un'organizzazione internazionale come le Nazioni Unite. Nessuna superpotenza mondiale può arrogarsi il titolo di salvatore del mondo, a danno degli altri popoli e Paesi, per un preteso sogno di messianismo politico .

Progettare la pace

Per costruire la pace, invece, ci vuole la condivisione delle risorse e la riduzione dei beni di consumo. Il vero pacifista lavora per la pace e favorisce la convivenza tra i popoli.



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