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Chiedo la grazia di poter arrivare fino a sera

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Padre Italo Lovat, che lavora in Cameroun, nella diocesi di Bamenda come parroco di Benakuma, scrive per ringraziare p. Giuseppe, che gli ha trasmesso un'offerta a lui destinata. Anche in questa semplice occasione traspare uno spaccato di vita missionaria che ci interpella.

Ho quasi vergogna di farmi sentire. Ho visto sul conto della mia missione che c'è un'offerta. Ti ringrazio vivamente anche di questo ricordo; ma il mio primo grazie va all'aiuto che voi, padri di Zelarino, mi avete dato l'ultima volta che sono passato a salutarvi durante le vacanze. Di salute sto bene, eccetto che per la compagnia della malaria. Dove mi trovo non ci sono molte occasioni di incontrarsi con dottori ed ospedali e allora penso meno ai miei malanni.

La costruzione della chiesa parrocchiale prosegue, ma adagio. C'è un'unica strada che ci collega con il resto del Paese, dissestata e presso ché impraticabile, che rende difficile rifornirsi di materiali di costruzione; le finestre in alluminio che ci ha costruito il sig. Olia di Trevignano (VE) sono arrivate, ma si trovano ancora a Bamenda, sempre a causa dell'esasperante problema del trasporto. Speriamo di riuscire a montarle da soli, anche se la presenza del sig. Olia sarebbe l'ottimo.

Ci sono momenti in cui lascerei andare tutto, ma poi chiedo al Signore la grazia di poter arrivare fino a sera e così, di giorno in giorno, mi ricordo di pregare. Quello che mi aiuta a perseverare è il fatto che il Cameroun è ancora un paese in pace, nonostante sia retto da una dittatura. Guardandomi attorno mi viene spontaneo dire: "Povera Africa!". Un po' tutti ci siamo illusi sul suo futuro, accontentandoci più di slogan, che di interventi positivi. Saluti a tutti.



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