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Questa è la domanda che un parroco sessantenne cremonese, che ho sempre considerato un amico, ha rivolto proprio a me: "Che fate voi missionari in Italia?". L'avevo invitato con altri sacerdoti diocesani a un incontro fraterno nella nostra comunità per spiegare a tutti che, per mancanza di vocazioni, avevamo dovuto cedere trequarti della nostra casa. Tuttavia la nostra presenza a Cremona sarebbe continuata come in passato.

Un passato fecondo di frutti, iniziato nel 1929 nella villa di Grumone, donata dai conti Manna Roncadelli al nostro beato fondatore mons. Guido Conforti. La villa aveva avuto bisogno di molto lavoro per essere in grado di ospitare una trentina di "apostolini", ragazzi provenienti da varie parti d'Italia. Era stata aperta il 23 settembre 1930 come casa apostolica dei saveriani. L'anno prossimo vogliamo festeggiare il nostro 80° compleanno, sperando nella partecipazione del vescovo e dei sacerdoti aperti all'ideale missionario, e sperando anche nella presenza di molti dei 70 saveriani di Cremona e diocesi vicine.

"Siamo sacerdoti come voi"

È la prima risposta che mi viene, la più importante. Come sacerdoti, anche noi battezziamo, confessiamo, celebriamo la Messa... Soprattutto predichiamo la parola di Dio a chi non l'ha ancora ricevuta, o ha perso la fede. L'unica differenza è questa: non abbiamo una parrocchia "nostra".

Come religiosi, viviamo in comunità e obbediamo ai nostri superiori; ma cerchiamo sempre di lavorare in sintonia con la chiesa locale, con il vescovo e i sacerdoti. Collaboriamo volentieri anche alle varie commissioni pastorali e specialmente con l'ufficio missionario della diocesi.

Un'altra differenza importante è costituita dal nostro "carisma missionario": abbiamo fatto voto di dedicarci sempre e totalmente alla "missione", in nazioni lontane e anche in Italia, laddove i superiori ci mandano. Una terza differenza è di carattere economico: non percepiamo un salario, ma viviamo con le offerte della gente e dei parroci che ci chiamano ad aiutarli nel ministero.

"Siete tutti importanti per noi"

Per noi missionari, tutti voi sacerdoti siete "fratelli" importanti, nell'unica chiesa di Dio. Veniamo volentieri nelle vostre parrocchie per le giornate di animazione missionaria, per conferenze ai giovani e adulti sui grandi temi della missione. Nei limiti delle nostre possibilità, rispondiamo alle vostre richieste per le Messe, le confessioni e la visita ai malati.

Siamo disponibili anche per le benedizioni pasquali alle famiglie. Io lo faccio da circa venti anni, soprattutto per l'amicizia di un parroco che ha tre comunità e che è così generoso da lasciare per le missioni tutte le offerte dei fedeli. Questo ministero è faticoso, ma gratificante per un pastore che sente nel cuore la gioia di fare del bene a tutti, in particolare ai malati e agli anziani.

"Ecco perché sono in Italia..."

Per età anagrafica, sono pensionato da oltre dieci anni, e sono stato colpito da vari malanni, il più grave dei quali è stato l'infarto a soli 28 anni, quando ero un missionario felice in Bangladesh, responsabile di oltre cento ragazzi, molti dei quali orfani e tutti molto poveri. Ora ho anche qualche altro dolore ignoto, che fingo di non avere...

Noi missionari non stiamo volentieri in Italia. La nostra missione è altrove. Qui ci stiamo quasi per forza, perché infermi o per obbedienza. Ma ci diamo ancora da fare con tutte le nostre residue energie, contenti di essere ancora utili, felici di essere benvoluti e apprezzati, e sempre desiderosi di amare tutti.

Quante preghiere ho detto, quante benedizioni ho dato nel nome di Gesù! Ma sento anche il dovere di ringraziare e chiedere perdono, perché so di aver ricevuto molto più di quanto io abbia donato.

Grazie a Dio, e grazie a voi tutti sacerdoti, amici e fratelli nell'unica missione della chiesa nel mondo.



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