Centurione
Non ho fatto il servizio militare. Però le parate dei soldati, le marce suonate dalle varie bande musicali, mi hanno sempre fatto pensare. Nel mio viaggio in mezzo ai boschi, trovo una panchina di pietra. Faceva caldo. Sonnecchio un po’. All’improvviso mi sembra di sentire dei passi, come di persone che arrivano insieme. Mi sembra di sentirle cantare canti che anch’io, tante volte, avevo cantato. Apro gli occhi e vedo qualcuno con il cappello d’alpino che stava salendo sul medesimo sentiero. Avevano degli attrezzi da lavoro. Stavano facendo pulizia per rendere il cammino più facile per chi, come me, faceva delle passeggiate. Li invito a fermarsi, a bere un po’ di acqua (anche se avrebbero preferito del vino!). Mi chiedono come mai fossi solo e cosa facessi da quelle parti. Spiego che sto riflettendo su alcuni personaggi che ho trovato nel Vangelo. E loro mi ricordano un centurione, uno che comandava cento soldati. E così racconto loro la storia. Era un ufficiale romano. Era riuscito a fare amicizia con la gente del paese dove era stato inviato. Aveva contribuito a restaurare il loro luogo di preghiera. Però aveva un problema. Il suo servitore, a cui voleva bene, si era ammalato. Non sapeva più cosa fare. Qualcuno dei suoi nuovi amici gli aveva consigliato di andare a parlare con Gesù e così aveva fatto. Gesù lo aveva accolto, perché sapeva che era una persona con il cuore aperto e la gente se ne era accorta subito. Così aiutò il suo servitore a guarire. Uno degli alpini mi dice che anche loro, durante la guerra, avevano incontrato un prete (il loro cappellano) che aveva raccontato loro la stessa storia. E ora, con il cuore aperto, dedicavano il proprio tempo per fare delle cose buone. “Bravi, continuate così!”, dico. Stringo loro la mano e continuo il mio cammino.







