Catina Gubert: un vulcano
Don Ruggero, trentino, fidei donum in Burundi e molto legato ai saveriani e a Catina, soprannominato dalla gente “Vyumvuhore - Colui che ascolta e tace”, perché ascoltava molto e parlava poco.
Quarant’anni fa, quand’ero in Primiero e cappellano a Fiera, ho conosciuto e stimato Catina Gubert (manager aziendale in un negozio di alimentari), condividendo molte iniziative pastorali, soprattutto con i ragazzi, i giovani e i malati. Catina era ed è sempre stata come “un vulcano in continua eruzione”.
Ci siamo poi ritrovati insieme a Cuneo, per prepararci alla missione con L.V.I.A. e a Parigi, per imparare il francese, e poi in Burundi, in compagnia di un'altra donna generosa, Erminia Ciaghi, e altri 4 giovanotti obiettori di coscienza, per un servizio di pace e di sviluppo. Eravamo nel 1974…
Mentre molti altri sono stati “espulsi” dal Burundi - perché “persone non gradite” (destabilizzanti e sovversive), per le stesse ragioni la sera del 30 settembre 1995 p. Ottorino e p. Aldo vengono “giustiziati”, in ginocchio e con un colpo alla nuca. Con loro, eliminata anche Catina, intenta in cucina ma intervenuta in “quel” momento: un colpo dritto al cuore, per non essere una testimone scomoda della strage.
Sepolti nella stessa terra dove sono stati uccisi, sopra le croci e le foto, un grande arcobaleno abbraccia le tre tombe, con il richiamo evangelico per coloro che passano, in lingua kirundi: “AHIRIWE ABAREMESHA AMAHORO!” - “Beati coloro che portano la pace”, fino a fare della propria vita un dono di pace.
Fare affettuosa memoria dei nostri fratelli e sorelle martiri, serve a noi oggi, perché “la vita può essere capita solo all'indietro, ma va vissuta sempre e solo in avanti” (Kierkegaard),
e perché il male è presente nel mondo anche ai nostri giorni; ma va sempre e solo vinto con la forza (silenziosa e apparentemente soffocata) del bene.







