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Dopo quasi trent'anni di presenza saveriana in alcune delle più importanti città del Camerun, ci rendiamo conto che i tempi sono profondamente cambiati e che la nostra azione missionaria può e deve assumere un altro significato. Al nostro arrivo, i vescovi ci avevano affidato territori che ora sono diventati nuove parrocchie. Ce n'era bisogno, perché il personale missionario, i sacerdoti e gli operatori pastorali locali erano ancora limitati.

Spirito missionario debole

Con il passare degli anni, in certe regioni i seminari diocesani e gli istituti di vita religiosa hanno conosciuto un grande sviluppo e ci troviamo ora con un buon numero di preti locali, religiose e laici impegnati nella catechesi, nell'animazione delle comunità di base, dei gruppi giovanili e dei vari movimenti cattolici. È normale porsi la domanda: abbiamo ancora un ruolo da giocare in queste città, o possiamo andare altrove?

Da un lato siamo legati a questi luoghi, perché ci sono oltre trenta giovani che si preparano alla missione come futuri saveriani. Dall'altro, abbiamo constatato che le giovani chiese devono fare ancora qualche sforzo per mantenere quello spirito missionario caratteristico di tutte le comunità cristiane. L'impressione è che lo slancio verso la missione sia ancora debole, mentre il potenziale umano è già importante.

Si può fare di più

Tutte le diocesi hanno preti "fidei donum"; hanno in giro per il mondo missionari e missionarie appartenenti a istituti religiosi locali o internazionali; hanno gruppi laicali che si danno da fare sul territorio per proporre il vangelo a chi non lo conosce. Ma si potrebbe fare molto di più.

Allora abbiamo deciso di restare ancora. Restare per un servizio nuovo: aiutare i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi, i responsabili e animatori laici ad assumere una mentalità veramente missionaria, perché tutte le dimensioni della presenza cristiana sul territorio si aprano al mondo e abbiano attenzione alle sfide missionarie vicine e lontane.

Le iniziative a Douala

Non vorremmo lavorare da soli; l'epoca delle iniziative in solitaria è finita. Nella grande città di Douala, per esempio, abbiamo parlato al vescovo e ad altri istituti missionari. Qualcosa si sta muovendo. Tutti hanno accolto la proposta con interesse. Gli istituti religiosi si sono organizzati per animare il "mese missionario" in tutte le parrocchie e nei gruppi.

Un corso di formazione alla missione è in atto già dall'anno scorso, aperto a tutti e in particolare ai laici. Alcune conferenze sono state affidate ai seminaristi per creare poco a poco una mentalità missionaria. Produrremo del materiale stampato, utile all'animazione dei catecumeni che si preparano al battesimo, delle comunità di base e di altri gruppi e movimenti sempre numerosi in Camerun.

Il Gams camerunese

Abbiamo lanciato anche il GAMS - Gruppo degli Amici dei Missionari Saveriani. Tante persone ci hanno visti al lavoro, ci apprezzano e collaborano con noi. Hanno sentito in noi uno slancio un po' diverso e si sono creati legami di amicizia e stima. Abbiamo convocato un certo numero di queste persone e abbiamo loro proposto di essere missionari con noi.

La risposta è stata davvero incoraggiante. Ci hanno chiesto come mai non abbiamo pensato prima a una cosa del genere. Stiamo ora proponendo loro - dopo un periodo di formazione - alcune iniziative concrete. Lanceremo delle "provocazioni" per andare in missione, anche per periodi limitati, e uscire fuori dalla diocesi e dalla nazione. La missione non è finita, e neppure finirà.

I modi cambiano, ma la missione continua "fino alla fine del mondo" e della storia umana, fino al compimento del grande progetto di Dio sull'umanità.



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