C'è anche ''il viaggio dell’anima''
Perché i giovani partono per le missioni?
Dieci anni fa, quattro giovani hanno chiesto ai saveriani di vivere in estate un'esperienza missionaria. La mia risposta è stata positiva, a condizione di avere un periodo di formazione. È nato così "Insieme per la missione", un corso che prepara i giovani a una breve esperienza in missione. Pian piano, si sono poi aggregati altri religiosi e religiose, dando vita a un lavoro di squadra tra congregazioni.
Il corso che i giovani frequentano è composto da tre fasi: preparazione al viaggio; il viaggio; la riflessione dopo il viaggio. Su ciascuna fase pubblichiamo l'esperienza di tre animatori.
- p. Luciano Bicego, sx.
Comunemente si viaggia per turismo, per divertimento, per studio, per lavoro... Qualunque sia il motivo, viaggiare significa entrare nella via quotidiana di una nazione, esplorandola e accettandola. Infatti, cerchiamo di parlare e capire una lingua diversa, usiamo altri mezzi di trasporto e gustiamo altri cibi, incontriamo culture diverse. Inevitabilmente la conoscenza della diversità apre la nostra mente e ci cambia, anche se non ce ne accorgiamo.
Esiste però un'altra tipologia di viaggio che possiamo definire il "viaggio dell'anima". In questo caso, l'incontro è voluto, è cercato. Si parte con lo scopo di conoscere gli altri, di camminare con loro, così a lungo e intensamente da confondere le orme solcate in un unico segno, quello che l'esperienza dell'incontro lascia sia in chi parte sia in chi accoglie.
La partenza richiede...
Partire per un viaggio in missione richiede molto a se stessi, ma regala più di quello che si è lasciato o sacrificato. Richiede umiltà, perché incontrando l'altro ci accorgiamo di essere piccoli e di avere dei limiti. Richiede comprensione nel capire se stessi in rapporto con l'altro. Richiede rispetto: abbi rispetto per te stesso e saprai rispettare l'altro.
Richiede curiosità per abbracciare in pieno l'esperienza del viaggio; un abbraccio che continuerà a stringerti sempre. Richiede voglia di mettersi in gioco, soprattutto quando dal viaggio si torna. Richiede, quindi, la voglia di scoprire un nuovo sé, perché l'altro ci completerà; come dice una canzone, "nessuno si disseta ingoiando la saliva". E così nessuno cresce e si evolve nutrendosi solo di se stesso: questa è l'essenza del viaggio in missione.
Senza tante parole
"Insieme per la missione" è un progetto portato avanti dai saveriani per i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco e partire per camminare insieme agli altri. È un progetto che vede l'intensa collaborazione tra diverse congregazioni presenti nella diocesi di Vicenza.
Ogni anno tanti ragazzi e ragazze si mettono in viaggio: nel 2013 sono venti. Io ho conosciuto i missionari saveriani tre anni fa. Dopo l'esperienza di missione ho scelto di fare l'animatrice, nonostante il poco tempo che riesco a dedicare. La decisione nasce dalla voglia di "trattenere" un legame, una sorta di cordone ombelicale con chi capisce e comprende cosa ha significato quel viaggio, senza tante parole o spiegazioni.
Ai giovani vorrei trasmettere il significato del viaggio, il senso della missione, cosa ha significato per me. In loro oggi intravedo "la Elena" prima del viaggio. E non vedo l'ora di ri-conoscerli quando torneranno dal viaggio e quando, insieme, inizieremo l'altro interessante viaggio, dopo l'esperienza.







