"Buog loni" sorelle saveriane
Questa, tra le storie missionarie, è forse un episodio minore, ma nondimeno significativo. Il 30 settembre 2018 è stato l'ultimo giorno in cui le nostre sorelle saveriane hanno spadellato nella cucina della Casa Madre. Anche le case dove vivono i missionari hanno bisogno di una cucina.
Anzi, se devo ricordare una leggenda metropolitana, che girava al tempo del mio Noviziato (1963), le 3 R che caratterizzavano i novizi erano: ridere, rodere (appunto) e rompere. Giovani come eravamo, in tempi di certo non pingui, il momento del rodere era sempre atteso e lo è sempre rimasto anche quando, per rimanere solo ai miei ricordi, da studenti di teologia saremmo stati in grado di mangiare anche le gambe di legno dei nostri tavoli. Non solo cucina. C'erano pure gli annessi: i buchi nei calzini e le birichinate goliardiche che combinavamo alle sorelle.
Ma torniamo alla cucina della Casa Madre. La cronaca, per la verità assai concisa, dice che dall'inizio (1901) e fino al 1940, in un regime pressoché autartico per tutto quello che riguardava i servizi ausiliari (panettieri, elettricisti, falegnami, muratori, giardinieri, allevatori…), pure la cucina era affidata a personale saveriano maschile: i preziosi, tuttofare, fratelli coadiutori. Le stesse cronache riportano, 25 settembre 1940, la seguente notiziola: "Fanno il loro ingresso e si stabiliscono le suore chieppine per le quali si è preparato un luogo di clausura; attenderanno alla cucina e al refettorio". Raggiungeranno anche il numero di 8 e vi rimarranno fino al 1958.
Il 10 novembre 1958 si trova la seguente annotazione: "Da alcuni giorni due missionarie di Maria (ndr. saveriane) prestano il loro aiuto come sarte ed aiutanti del guardaroba". Subito si dà inizio ai lavori per costruire un edificio indipendente, che dovrà ospitare le sorelle saveriane. Queste arriveranno in forze con il gennaio 1960: saranno "10 giovani missionarie per aiutare in cucina e lavanderia".
Fin qui la cronaca. Perfino esageratamente asciutta. Ma fanno 60 anni (sono un mucchio) che splendono per dedizione e sacrificio, soprattutto, credo, il sacrificio dei sacrifici per dei missionari/e: mettere da parte, almeno per un certo periodo, il desiderio del lavoro apostolico diretto in missione, per occuparsi delle salmerie (e non solo qui in Casa Madre). Impossibile fare conti materiali: con il misurino evangelico del bicchiere d'acqua, si fa un'inondazione.
A proposito del "Buog loni" del titolo. È un'espressione che prendo dal mio dialetto sloveno delle Valli del Natisone (UD). La si usa al posto dell'italiano "grazie", ma è infinitamente più pregnante perché, letteralmente, significa: "Dio, restituisca". È assai più bello, no?







