Basta solo una scintilla
Cari missionari,
il Carnevale appena trascorso ci ha visti impegnati in oratorio per una bella festa. I bambini si sono divertiti a sfilare con le loro maschere, avendo frittelle, chiacchiere e pop-corn per merenda. Peccato che gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, protagonisti tra l’altro del prossimo viaggio a Lisbona per la GMG, se ne siano stati a guardare, più che ad animare e organizzare. È toccato a noi 60enni e ai nostri figli più grandi preparare coreografie, giochi e cucina. Noto un certo distacco da parte di una generazione che dovrebbe iniziare a trascinare i più piccoli. Forse manca un po’ di spirito… missionario. Eleonora, Brescia
Cara Eleonora,
ci dispiace leggere che per qualcuno Carnevale fosse già una… Quaresima. Manca interesse, entusiasmo, coinvolgimento. Probabilmente, l’oratorio è considerato un erogatore di servizi e non più come luogo in cui ‘dare una mano’, ‘tirarsi su le maniche’, ‘mettersi in gioco’, ‘trasmettere passioni e valori’. È sempre difficile generalizzare, ma pare una sensazione un po’ diffusa. Esperti ci direbbero che è la generazione più in crisi e più psicologicamente colpita dalla pandemia. Il disagio giovanile si è evidenziato in più forme; c’è anche tanto bisogno di ascolto e di interazione che forse il mondo adulto non ha garantito in modo puntuale. Questa apatia sembra far parte di un contesto più ampio. C’è sempre qualcosa di meglio da fare, c’è un telefonino da guardare, con cui giocare, chattare, interagire e… parlare. Lo schermo è un alter ego da coltivare con cura, meglio delle relazioni reali. E poco importa che la GMG non sia un viaggio qualunque da preparare, vivere e condividere. Sono sicuro, però, che da altri luoghi potrebbero arrivare testimonianze diverse, di comprensione dell’importanza di un impegno, di bravi presbiteri (e di famiglie partecipi) capaci di far capire che dietro ad un evento ludico e di festa, dietro a un viaggio estivo, c’è un messaggio, un tema, un senso da seguire. Nel nostro giornale, spesso, ospitiamo commenti e sensazioni di adolescenti e giovani che hanno vissuto l’esperienza di un campo missionario in Italia e all’estero, in estate e durante l’anno. Confidiamo nelle loro capacità di trascinare tutti gli altri, senza lasciare indietro nessuno.
E poi, l’esempio degli adulti, il loro prodigarsi non credo sia vano… Anche a loro spetta il compito di indicare una strada, di coinvolgere coetanei più tiepidi o indifferenti. Con il loro lavoro, anche se ha sempre gli stessi nomi e cognomi, non si raccoglierà forse immediata gratitudine, ma alla lunga non si potrà non notare. Talvolta, basta una scintilla per far partire un incendio di bene.







