"Arigatô" a mons. Renato Corti in Giappone
"Arigatô" è una delle prime parole che le mamme giapponesi insegnano ai bambini. Significa "grazie". Anch'io esprimo profonda gratitudine a mons. Corti, a nome dei saveriani in Giappone. Conoscendo la sua sollecitudine per le missioni di tutta la chiesa, lo scorso agosto osai chiedergli il regalo di una visita al Giappone e la guida degli esercizi spirituali.
La richiesta era ardita; salendo le scale dell'episcopio di Novara, il cuore mi batteva forte. Mi sembrava di andare a compiere un furto alla chiesa novarese, dato che l'agenda del vescovo era già piena zeppa e i missionari novaresi in Giappone sono solo due: suor Giuseppina Zaninetti, salesiana di Borgomanero, ed io, saveriano di Massino Visconti.
La sua calorosa accoglienza e la sua immediata risposta positiva mi colmò di gioia per due motivi. Il primo: noi missionari, per poter vivere e annunciare con coraggio e costanza la salvezza a questo popolo, dobbiamo avere il cuore pieno di vangelo, gioia e speranza. Il secondo motivo era la certezza che, anche se breve, la visita al Giappone avrebbe offerto a mons. Corti la possibilità di visitare e incontrare una delle missioni più difficili e affascinanti dell'Asia.
Sono certo che entrambi gli scopi siano stati raggiunti. Le parole profonde e limpide del nostro vescovo infatti ci hanno scaldato il cuore, infuso nuove energie e illuminato nel difficile cammino quotidiano.
Un "grazie" anche ai due simpatici accompagnatori, don Mario Bandera e don Gianluigi Cerutti. La loro presenza e le loro parole hanno arricchito la testimonianza offertaci dalla chiesa novarese. "Arigatô"!








