Appelli ad una fede matura
I cristiani di Bukavu si interrogano
Mons. Katalicoa, arcivescovo di Bukavu, morto improvvisamente a Roma il 4 ottobre 2000, durante il Giubileo dei vescovi, ha dato modo a p. Faustino Turco, missionario in Congo, di annotare, con immagini bibliche, prese dal capitolo 14 di Matteo, gli albori di quell'esperienza di fede che egli vive con i cristiani di Bukavu. Ve ne indichiamo brevemente una nostra sintesi.
"La gente seguì Gesù a piedi, venendo da vari villaggi. Gesù, scendendo dalla barca vide una grande folla e n'ebbe compassione".
Da quasi due anni mi trovo qui a Bukavu, in Congo. Sono rimasto colpito dal numero di persone che riempiono le nostre chiese. Anche quella nuova, nel quartiere di Muhungu, non riesce a contenere il numero crescente dei cristiani. La domenica, fin dalle sei del mattino, c'è la corsa per chi arriva prima. I ritardatari seguono la liturgia dall'esterno, grazie a due autoparlanti.
"Una grande folla"
Impressiona il numero, ma ognuno ha la sua storia. C'è chi ha evitato per un pelo una pallottola, durante un attacco di banditi al villaggio; chi ha viaggiato per settimane nella foresta, per trovare sicurezza in città; chi è angosciato per la mancanza di notizie dei propri cari, che vivono nelle zone di battaglia; chi cerca una parola nuova; chi, come Nicodemo, cerca Gesù nella penombra di una fede insicura.
Davanti a tutta questa gente Gesù predica il "Regno di Dio". È il momento dell'annuncio della "buona novella", che è sempre nuova speranza, trasmessa nelle nostre liturgie, catechesi e colloqui personali.
"Verso sera, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Lascia andare la gente in modo che possa andare a comprarsi da mangiare nei villaggi".
Gesù, invece, moltiplica i pani. Quel miracolo si è ripetuto anche a Muhungu: la vigilia di Natale, 36 coppie, solo conviventi, si sono sposate in chiesa, ritornando a nutrirsi del "pane di vita"; un'altra cinquantina di persone si sono confessate, dopo lunghi anni di immoralità, ed hanno deciso di non lasciare più il Cristo, Buon Pastore.
"Subito dopo Gesù ordinò ai discepoli di salire in barca e di andare sull'altra riva del lago senza di lui".
Nel febbraio 2000 l'arcivescovo di Bukavu mons. Emmanuel Katalico è rimandato nel suo luogo d'origine dai militari che ingiustamente occupano la regione: è una sorta di esilio forzato. All'ingiustizia la gente reagisce con scioperi, chiusura di scuole e segni di lutto. Non si celebra più la Messa per evitare pericolose concentrazioni di masse, si intensifica la preghiera nelle Comunità ecclesiali di base. Davanti alle chiese, a grandi lettere, è scritto "Rendeteci il nostro Pastore!".
"La barca era già molto lontana dalla spiaggia, ma aveva il vento contrario ed era sbattuta dalle onde".
Panico tra i discepoli! Nei mesi di maggio, giugno e luglio, gruppi armati, fin anche di 300 soldati, saccheggiano e ammazzano in diverse parrocchie. Ai funerali dei corpi così massacrati, davanti alle vedove e agli orfani, siamo chiamati a proclamare il Vangelo!
Sul finire della notte, Gesù andò verso i discepoli camminando sul lago e disse loro: "Coraggio, sono io! Non abbiate paura!".
Il 14 settembre 2000 il vescovo di Kataliko ritorna a Bukavu. Tornano a suonare le campane dopo sette mesi; dalle sacrestie riemergono i tamburi. Il vescovo ringrazia e invita tutti a ricostruire un Congo unito: "Non permettiamo che si uccida la speranza!". Per strada incontri mamme, che, pure indigenti, trovano una pentola di cibo da portare agli ammalati dell’ospedale che neppure conoscono.
"Pietro gli disse: Signore, se sei tu, dimmi di venire verso di te, sull'acqua".
È il momento del dubbio! Il 4 ottobre 2000 il vescovo Kataliko muore d'infarto a Roma. Un'altra ferita nel cuore del popolo. Piangendo, un padre di famiglia si interroga: "Adesso chi parlerà per noi, perché ritorni la pace in Congo?".
Gesù lo afferrò con la mano e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?
Dio chiede ai nostri cristiani una fede matura che regga alla prova. Dio, infatti, risuscita in mons. Kataliko, vivo e presente, con il suo esempio, più di quando era in vita: lui che era stimato per il suo “Dire apertamente la verità, denunciando senza paura il male".








