Ancona: il campo dei giovanissimi
“Vorrei che le mie mani avessero la forza per sostenere chi non può camminare". Queste parole hanno fatto da slogan all’esperienza che noi ragazzi e ragazze abbiamo vissuto durante il “campo di servizio” che si è svolto ad Ancona a luglio.
Divisi in gruppi, ci recavamo il mattino nelle comunità di bambini e anziani disabili, di recupero per tossico dipendenti e di malati di Aids. Gli operatori, dopo averci descritto la realtà che vivono gli ospiti, ci hanno aiutato a inserirci. Così, abbiamo potuto donare il nostro tempo e il nostro amore a coloro che sono meno fortunati di noi. Con gli ospiti delle comunità abbiamo parlato, scherzato, giocato, cercando di alleviare un po’ le loro sofferenze e renderli un po’ più spensierati.
Sono stati sei giorni pieni di emozioni, che ci hanno permesso di arricchire il nostro bagaglio personale.
Sono stati anche giorni con alcune difficoltà, perché non sapevamo come comportarci. Ma dopo aver superato le prime insicurezze, tutto ci è sembrato più semplice e naturale.
È stata un’esperienza forte, importante e formativa per noi tutti. Ci ha reso consapevoli di quanto siamo fortunati, ci ha fatto crescere e capire che nella vita i problemi non sono rinunciare all’ultimo modello di telefono o alle scarpe firmate.
È stato un percorso fantastico che rifarei ancora, un’occasione per entrare in relazione con altri nostri coetanei che hanno un modo di pensare diverso dal nostro, ma abbiamo imparato comunque a conoscerci e ad accettarci per ciò che siamo e come siamo.
Questo tipo di esperienza dovrebbero viverla tutti, in particolare i giovani, perché solo così possiamo capire il vero valore della vita.








