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Amici dei Missionari Saveriani, Bell'incontro di laici a Vicenza

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Domenica 8 marzo. Davanti alla casa dei saveriani di Vicenza ci sono molte auto parcheggiate: sono delle famiglie arrivate da varie parti della città e provincia, e anche da Mestre. Oltre settanta i partecipanti alla giornata di fraternità.

Provengono da esperienze diverse: c'è il Gams (Gruppo Amici Missionari Saveriani), che ha pensato e organizzato l'incontro; ci sono ex allievi saveriani; ci sono vari giovani... Santino è venuto portando con sé sei amici: "Li ho portati perché conoscano i saveriani e questa comunità missionaria aperta al mondo; così ci pensano e, se vogliono, possiamo continuare a camminare insieme e a darci da fare per le missioni e per l'umanità".

Padre Luciano dà il benvenuto a tutti, ricordando che questo è il secondo incontro, dopo quello di novembre scorso. Ha lo scopo di riunire insieme le persone che aderiscono alle varie comunità saveriane del nord Italia, per conoscersi, scambiarsi esperienze, incoraggiarsi a vicenda.

Per dare il tono alla giornata, sono stato invitato a parlare sul tema, "il ruolo dei laici in una chiesa missionaria: laici e saveriani insieme". È un tema importante per tutti i cristiani. Solo due stralci della lunga chiacchierata.

Non è questione di "quantità"

Nel novembre 1964 era stato approvato il documento, "Lumen Gentium". Era in corso il concilio Vaticano II e l'entusiasmo era forte in tutti noi. Allora ero a Parma e studiavo teologia. Il vescovo mons. Pasini aveva organizzato un grande incontro per i sacerdoti e i religiosi della diocesi. A parlare era un vescovo francese, che ha spiegato la nuova visione di chiesa, insistendo sul "popolo di Dio", sui laici, sullo Spirito Santo che è stato donato anche a loro nel battesimo e cresima... Un successone; tutti entusiasti. Era un giovedì.

La domenica successiva ero in una parrocchia a 10 chilometri da Parma per animare la Messa. Il parroco don Mario - buon'anima - fa la predica dicendo pressappoco queste parole: "Giovedì siamo stati a sentire un vescovo che ha detto e ripetuto che anche voi laici avete lo Spirito Santo. Niente di nuovo... Ma una cosa è chiara, ed è questa: se voi che siete laici avete lo Spirito Santo, pensate un po' quanto più Spirito Santo non ho io, che sono prete!".

Ma vi sembra che il dono dello Spirito Santo sia riducibile a una questione di "quantità"?

Non è una cosa facoltativa...

Arrivato nella missione di Bhoborpara, in Bangladesh, dove lavorava il compianto missionario vicentino fratel Bepi Masolo, ho visto che non esisteva ancora il consiglio pastorale. La parrocchia era molto estesa: 22 comunità, distanti anche fino a 30 chilometri, senza strade asfaltate né elettricità.

Convinto di non poterne fare a meno, mi sono subito dato da fare per spiegare la bellezza della collaborazione ecclesiale e convincere i cristiani a partecipare attivamente anche attraverso questa forma di corresponsabilità, sia a livello di villaggio sia a livello parrocchiale.

L'idea della partecipazione dei laici piaceva, ma i cristiani avevano una forte obiezione. Dicevano: "Tu adesso ci vuoi, ci chiami; domani viene un altro che non ci vuole e ci lascia a casa, facendo tutto di testa sua...". Io insistevo che "no, adesso le cose sono cambiate, c'è stato un concilio; non sarà più come prima...".

Alla fine, si sono lasciati convincere: ogni comunità ha eletto il consiglio locale e la parrocchia ha avuto il consiglio pastorale. Abbiamo fatto un gran bel lavoro insieme, in tutti i settori, dalla formazione alla liturgia; dalla carità allo sviluppo. Mandato poi in un'altra missione, dopo meno di due anni, sento dire: "Il missionario non ci chiama più. Noi te l'avevamo detto che sarebbe successo! Ci hai raccontato una bugia!".

Come va adesso in Italia?

Non so qui a Vicenza e in Italia come vadano le cose: funzionano veramente i consigli parrocchiali? Sono necessari per rendere i cristiani responsabili nella vita della comunità umana e cristiana. Sono anche un modo per incoraggiare ogni cristiano a vivere la propria fede e a proporla a tutti coloro che non credono più.

In fondo, i sacerdoti come i missionari, non sono i "padroni", ma solo e sempre "ospiti" delle comunità che vivono e rimangono nel territorio.



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