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Amedeo Pelizzo, copia fedele di Cristo

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Faedis (UD) 23 ottobre 1916 - Parma 26 marzo 2006

La dipartita di padre Amedeo Pelizzo ci ha lasciati sorpresi, oltre che addolorati, perché era tutti i giorni a tavola con noi. Ma il 26 marzo 2006, il Signore lo ha ritenuto pronto per il premio. A quasi 90 anni di età, “lo si vedeva apparire con il volto sorridente, appoggiato al bastone, attento e riconoscente con tutti, elegante e disponibile, fraterno e accogliente” - così lo ricorda p. Gabriele Ferrari.

Una vita attiva e discreta

Era già sacerdote della diocesi di Udine, quando decide di diventare missionario, nel 1942. Infieriva la guerra e la Cina era “chiusa”. Non potendo partire per la missione, p. Amedeo si dedica a insegnare agli aspiranti missionari nelle scuole di Grumone (CR) e Zelarino (VE). Dopo 11 anni di insegnamento, nel 1955 finalmente parte per il Bangladesh (allora Pakistan orientale), ma vi rimane solo due anni. Per motivi di salute, deve tornare in Italia e si dedica nuovamente alla formazione degli allievi missionari, come insegnante e rettore nelle case di Zelarino (VE) e Desio (MI).

Poi, dal 1970, per quasi trent’anni, vive e lavora a Roma, nella comunità della direzione generale dell’istituto, come consigliere e segretario generale, come archivista e biografo dei confratelli defunti. Nel 2000, in seguito a un incidente a una gamba, è trasferito nella casa madre saveriana di Parma. Si sottomette alle cure di riabilitazione, ma si mantiene sempre occupato in tante piccole attività utili alla congregazione e ai confratelli, partecipa a incontri e conferenze, legge e si tiene aggiornato.

Cristo davanti agli occhi

Nel 1942, il rettore del seminario di Udine e il parroco di S. Giorgio di Nogaro, di padre Amedeo avevano scritto: “È incline alla pietà, docile e laborioso, diligente e ricco di risorse e di attività; in compagnia, è vivace e amabile... La sua formazione religiosa è completa: sente con la chiesa, vive della chiesa, cerca solo di dare se stesso alla chiesa”. La lettera continua: “La sua pietà non soffre rallentamenti, neppure nei periodi di grave lavoro; benché fornito di tante doti, è semplice e affabile con tutti, amico dei fanciulli, assiduo nel visitare i malati...”. Padre Amedeo è rimasto fedele al suo programma in tutti i 67 anni di vita saveriana.

In una lettera del 1993, il superiore generale p. Francesco Marini, lo ringrazia “soprattutto per il modo” con cui aveva svolto il suo lavoro di segretario. “La dedizione al lavoro, la precisione, la discrezione, la delicatezza, hanno caratterizzato il servizio che hai svolto in maniera unica, più che rara. Sono convinto che tutto questo l’hai fatto con vero spirito di fede, non per piacere agli uomini; ma è giusto che venga riconosciuta la virtù”.

Dal beato Conforti padre Amedeo ha imparato a tenere Cristo davanti agli occhi della mente e a farsi accompagnare da lui ovunque, in tutta la giornata, e prendere da lui ispirazione, in modo tale che le azioni e il comportamento divengano manifestazione della vita di Cristo, di cui il missionario deve essere copia fedele.



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