A Salerno, Incontro tra ebrei e cristiani
Ogni anno il 17 gennaio celebriamo la giornata per il dialogo e l'amicizia ebraico - cristiana. L'evento sottolinea la fede dei cristiani ed ebrei nel Dio di Abramo, e cade alla vigilia della settimana per l'unità dei cristiani, per far risaltare l'orizzonte ecumenico in cui si pone la giornata. A fine mese si celebra anche la giornata in ricordo della shoah. Il mese di gennaio, quindi, si caratterizza anche per il dialogo con gli ebrei.
Un buon segno dall'islam
Il laboratorio per il dialogo interreligioso, promosso anche dai missionari e i laici saveriani, ha organizzato un incontro presso il salone della provincia di Salerno. Alla manifestazione ha aderito anche l' imam di Salerno. Questo è stato un buon segno. Infatti, il presidente dell'assemblea dei rabbini d'Italia, Giuseppe laras, ha auspicato che il dialogo tra ebrei e cristiani si apra anche all'islam. Si può dire che a Salerno quest'apertura sia già iniziata.
Nel corso dell'incontro, la prof.ssa Lucia Antinucci, già presidente dell'amicizia ebraico - cristiana di Napoli, ha ripercorso i tratti salienti della storia dell'amicizia ebraico - cristiana. Ha fatto riferimento anche alla dichiarazione “ Nostra aetate ” del concilio Vaticano II, sui rapporti della chiesa con le religioni non cristiane.
Mezzo secolo d'amicizia
Questo movimento di amicizia è nato per iniziativa di Jules Isaac, lo scrittore francese autore di “Gesù e Israele” (Ed. Marietti). Egli ha vissuto personalmente la tragedia dell'olocausto ed era riuscito a sfuggire alla deportazione, al contrario della sua famiglia. La sera dell'arresto della moglie, voleva andare a consegnarsi, ma gli amici e un biglietto della moglie l'avevano convinto a non farlo. Da quel giorno, per tutta la vita egli si è impegnato a costruire relazioni più autentiche e pacifiche tra ebrei e cristiani.
Il primo congresso internazionale giudaico - cristiano è stato celebrato nel 1947. L'anno successivo nasce l'associazione amicizia ebraico - cristiana. Nel 1950 si apre a Firenze una sede dell'associazione. Il 13 giugno del 1960 Jules Isaac incontra papa Giovanni e gli consegna un lungo dossier sui temi che lo hanno interessato per tutta la vita. Nel 1987, anche a Napoli si apre una sezione dell'amicizia ebraico - cristiana.
Nella storia delle relazioni tra ebrei e cristiani ci sono lunghe pagine scure. Per tanto tempo, nelle chiese cattoliche è risuonato l'aggettivo “perfido”, per definire il popolo ebreo. Di questo Giovanni Paolo II ha chiesto perdono a nome della chiesa e ha chiamato gli ebrei “nostri fratelli maggiori”.
Ubbidire alla coscienza
Il concilio Vaticano II ha inaugurato una nuova strada. Parla di vincolo e di patrimonio comune tra le due religioni. Gesù, la Madonna, gli apostoli e i primi discepoli erano figli del popolo ebraico. La chiesa ricorda che la morte di Gesù non può essere imputata a tutti gli ebrei allora viventi né agli ebrei del nostro tempo. Il concilio afferma: “La chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e lo serviranno appoggiandosi spalla a spalla” (Nostra aetate 12).
È stata commovente la testimonianza di Alberta Levi Temin, una bisnonna di 86 anni e testimone dell'olocausto. Per molti anni, aveva preferito non rievocare la tragedia a cui ha assistito, ma poi ha compreso che non era possibile stare zitti. “Dio - ha sottolineato la signora Temin - è con chi soffre, è per la libertà dei popoli. Noi dobbiamo insegnare ai ragazzi che abbiamo una coscienza; che se vengono fuori leggi incoscienti, noi dobbiamo invece ubbidire alla coscienza”.
- Nota Bene - Chi è interessato ad approfondire il dialogo interreligioso può contattare l'autore dell'articolo con l'E-mail: papier2000 @tin.it








