A Roma, per amore della Bibbia
Padre Armando Coletto è uno dei nuovi arrivati al collegio “Conforti” di via Aurelia, a Roma. La prima domanda è quella di rito.
Presentati in due parole…
Ho conosciuto il primo saveriano cinquant’anni fa in Friuli, dove sono nato, e da allora la mia storia è legata a quella dei figli di san Guido Conforti. Nel 1979 mi sono impegnato definitivamente nella famiglia saveriana. Poi, in successione rapida, sono stato ordinato prete e nel settembre del 1982 sono partito per il Camerun, in pieno cuore dell’Africa. È lì che mi trovo da allora.
Un lungo tempo in missione!
Uno degli aspetti più belli è il fatto che noi saveriani viviamo e svolgiamo la nostra missione sempre in comunità. Insieme, cerchiamo non solo di ri-motivarci continuamente, ma anche di inventare nuove vie e strumenti perché la testimonianza del vangelo sia efficace nelle diverse situazioni e culture.
Adesso sei a Roma…
Ho concluso una fase della mia vita nella quale mi è stato chiesto di rendere un servizio di coordinamento e di animazione dei miei confratelli in Camerun e Ciad. Ho sentito il bisogno di fermarmi un po’ e occuparmi del mio cammino interiore.
A quali studi ti dedichi?
Ho desiderato rituffarmi nella Bibbia: è un mondo da riscoprire continuamente e da cui si può sempre attingere acqua fresca. Questa volta voglio tornare a riflettere sui profeti e la loro sete di giustizia per il mondo. Sono così attuali! L’altra mia passione sono i salmi. È per questo che mi trovo a Roma per qualche mese, prima di riprendere la strada del pellegrino verso l’Africa.
Quindi hai scelto la Bibbia
Qualcuno potrebbe meravigliarsi di vedere un missionario sessantenne rimettersi a studiare la Bibbia. E invece non c’è da meravigliarsi. Quando sono arrivato in Camerun, dopo lo studio della lingua locale, mi era stato chiesto di seguire la formazione dei catecumeni nelle due missioni che il vescovo ci aveva affidato. Mi trovavo davanti a catechisti di estrazione sociale molto semplice (contadini e allevatori analfabeti). Comunicare in francese, lingua ufficiale in Camerun, era complicato. Dovevo perciò parlare in lingua locale di cui conoscevo solo i rudimenti... Lì mi sono accorto che non riuscivo a cogliere ed esprimere l’essenziale del messaggio della Bibbia. Così ho ricominciato a studiare la Parola di Dio e da allora non ho più smesso.
Perché hai scelto i salmi?
Perché fanno parte della preghiera quotidiana della chiesa e perché vi trovo materia per la mia preghiera personale in tutte le circostanze. Più li prego e più li gusto. Esprimono i sentimenti e le situazioni che noi viviamo: gioie e dolori, speranze e scoraggiamenti, successi e insuccessi, peccato e pentimento, fiducia e abbandono in Dio...
Che valore ha la Bibbia in Camerun?
In Camerun sono i protestanti che meglio la posseggono. Ma anche i cattolici - a volte stimolati anche dalla concorrenza - sentono il bisogno di conoscere meglio la Parola di Dio. Infatti, si moltiplicano i centri di formazione di teologia per laici. Questi cristiani - in maggioranza giovani - dopo aver lavorato, hanno il coraggio di affrontare il traffico caotico di Douala per sedersi sui banchi fino alle dieci di sera. E questo, per due - tre anni.
Sono persone coraggiose!
Sì, molto. E sono queste persone che poi animano la formazione cristiana di ragazzi, giovani e adulti, e che aiutano le comunità di base a leggere, capire e trasformare in vita la Parola ascoltata nelle riunioni del quartiere.
Come ti trovi a Roma?
È la prima volta che mi fermo così a lungo. Ne approfitterò per... scoprirla. Passare dal caldo del Camerun alla pioggia e al freddo di Roma è una prova. Ho dovuto cercare abiti un po’ pesanti, ma niente di grave… La prima volta che sono tornato dall’Africa in Friuli non sapevo come riscaldarmi e ho giurato che mai sarei tornato durante la stagione fredda. Ma... mai dire mai!







